Pericu e Burlando nel mirino dei tifosi

Paola Balsomini

Sta assumendo i contorni di una battaglia politica, ma non tutti vogliono scendere in campo per intervenire sul «caso Genoa». Quando le squadre della propria città sono in difficoltà, solitamente, i primi a farsi sentire sono i rappresentanti delle istituzioni. Così è accaduto a Perugia, dove due giorni fa il primo ad alzare la voce è stato il sindaco Renato Locchi: «Se i verdetti del campo sono stati emessi - ha detto - comincia ora il tempo dei tribunali. Sarebbe bello che le vicende del pallone si esaurissero sul prato verde, ma da tempo in Italia non è così».
Questa la prima considerazione, uscita con verbo facile facile dalla bocca del primo cittadino che forse si è già dimenticato di quando tredici anni fa il Perugia retrocesse in serie B per una questione di calcio scommesse. Anche perchè Locchi non si è limitato a semplici considerazioni sul possibile ripescaggio del Perugia ma è andato oltre: «Faccio parte di quella schiera di italiani che stanno aspettando di vedere come sarà sistemato questa volta, senza far nomi, il caso Genoa. Ovvero, se il mondo del calcio intenda salvaguardare la credibilità residua o procedere spensierato sulla strada che porta, neanche troppo alla lunga, al definitivo disamoramento della gente normale».
Colpo incassato, con stile ma senza alcuna reazione da parte delle istituzioni genovesi. I tifosi rossoblù intanto sono in subbuglio: «Il sindaco umbro difende la sua città e intanto Pericu sta a guardare». In realtà a suscitare le ire della Genova rossoblù è anche il presidente della Regione Claudio Burlando che, dopo aver ricevuto (...)
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