Pericu si «dimette» per i tagli, ma la Regione dà case agli stranieri

Diego Pistacchi

Pericu si dimette. La notizia la offre ancora una volta lui, il sindaco di Genova. E ancora una volta aggiunge qualche se. Il principale salvagente per la sua poltrona è la Finanziaria. «Se il governo insiste nel ridurre le risorse ai Comuni sono pronto a riconsegnare le chiavi della città - annuncia -: provino loro ad amministrarla». Dunque, «se». E nel caso non bastasse, ecco pronta un’altra scappatoia. Le dimissioni dovranno essere di massa, cioè anche gli altri sindaci sono invitati a seguirlo. Il problema dei tagli, secondo Pericu, è la morte di tutte le amministrazioni locali. Peccato però che contemporaneamente, qualche centinaio di metri più in là, in piazza De Ferrari, ci siano assessori che presentano il finanziamento di piani per dare soldi e case agli immigrati. Enrico Vesco vuole «promuovere la parità di condizione con i cittadini italiani» e così annuncia che la Regione stanzierà «un fondo di rotazione per favorire l’acquisizione della prima casa in proprietà» per gli stranieri.
È pur vero che il sindaco Giuseppe Pericu quelle cose le ha dette rivolgendosi ai colleghi dell’Anci (L’associazione dei Comuni italiani) della Liguria e del resto del Paese. Ma la sua lamentela relativa ai tagli sulle spese sociali stride con gli «investimenti» che la Regione evidentemente è in grado di fare pensando ai bisogni degli extracomunitari. «Non voglio essere ricordato come il sindaco che ha tagliato i servizi sociali e aumentato le tariffe, ma di fronte a questi nuovi tagli non ho scelta - ha spiegato Pericu -. Per questo motivo venerdì scorso, durante la riunione di giunta, si è valutata anche l'ipotesi di dimettersi. Ci stiamo ragionando, in base alle varie posizioni della maggioranza». Una maggioranza che già altre volte in passato aveva minacciato la crisi poi puntualmente rientrata.
Pericu piange miseria e dice di aver già risparmiato su tutto il risparmiabile. I tagli li ha già fatti. Gli enti locali sono al verde: «Sprechi non ce ne sono: abbiamo ridotto all'osso il personale, siamo ricorsi al precariato e abbiamo tagliato le consulenze», ha infatti aggiunto. Sempre un po’ più in là, a De Ferrari, l’annuncio è invece diametralmente opposto. La Regione i soldi per assumere evidentemente ce l’ha, se l’esigenza prioritaria di Vesco, inserita nel «piano che l’assessorato al lavoro predisporrà nei prossimi mesi» è quella di «fornire una mediazione culturale e linguistica agli immigrati attraverso la figura del mediatore culturale, che dovrebbe essere inserita nelle piante organiche delle pubbliche amministrazioni e degli uffici statali che operano nel campo della migrazione». Cioè nuovi assunti che hanno il compito di parlare con gli immigrati e per far trovare loro un lavoro e una casa.
Pericu però è ormai lanciato nella battaglia politica contro la nuova Finanziaria del governo. E annuncia che il Comune di Genova (non i Ds o Rifondazione) sarà presente alla marcia di protesta organizzata dall’Unione, al fianco di Romano Prodi. Altra cosa è invece l’azione dell’Anci. Perché a Roma i Comuni d’Italia si vedranno per parlare della Finanziaria, ma non in piazza, sotto le bandiere rosse. L’appuntamento istituzionale è per il 19 ottobre. «Per quella data - ha concluso Pericu - dovremo trovare una linea unitaria di protesta che faccia realmente sentire la voce delle città». Cioè una linea comune dei Comuni ancora non pare ci sia. Quindi anche uno dei «se» premessi all’annuncio di dimissioni è già venuto a mancare. Quel «paradosso delle dimissioni di massa» di tutti i sindaci italiani comincia a scricchiolare. La giunta comunale di centro sinistra comincia a rinsaldarsi. «L’ipotesi di dimettersi» è già stata «valutata».
Comunque già cominciano le prime polemiche. Osvaldo Napoli, vice responsabile degli enti locali di Forza Italia, ha accusato apertamente Pericu e il suo collega di Firenze, Leonardo Dominici, di «irresponsabilità». «Non ci sono spiegazioni plausibili - dice Napoli - all’atteggiamento di irresponsabilità istituzionale e di superficialità politica che emerge in queste ore dalle affermazioni di alcuni sindaci». E siamo solo all’inizio.