Pericu vinse con partiti che non potevano essere ammessi al voto

(...) per il risicato «successo» elettorale (se tale poi è davvero. Infatti, appunto, non si sono ricontate, le schede!) e la scusante per la debolezza e la maldestrezza dell’attuale esecutivo, sorprende la costante «ossessione» complottistica che caratterizza da decenni la stessa Sinistra. Nel libello in questione si tratta anche della Liguria, eppure mi pare che proprio nella nostra Genova avvenne un caso di «palese illegalità» (accertato dal magistrato dottor Francesco Pinto nel periodo fra il 2000 e il 2001) che favorì smaccatamente l’ascesa di Pericu (candidato di «assoluta» fiducia del centro-sinistra) alla carica di sindaco della città. Guarda caso la fattispecie «illegale» si verificò nel momento (1997) in cui in corsa (elettorale) la Sinistra era lacerata da una duplice candidatura (Sansa e Pericu). Come è noto al ballottaggio andarono Sergio Castellaneta (che prevalse nell’ambito del centro-destra su Claudio Eva) e lo stesso Pericu (quest’ultimo vinse con meno di 10.000 voti di scarto).
Ora il 2 gennaio del 2001 apparve la seguente notizia (Il Corriere Mercantile, pag. 8, articolo a firma p.g.): «Nelle liste di presentazione degli schieramenti politici alle Comunali del 1997 sarebbero state “autenticate” oltre duemilacinquecento firme false. Per questo filone della maxi inchiesta sulle firme false (gli altri filoni riguardano le Regionali del 2000 e un referendum) il sostituto Procuratore della Repubblica Francesco Pinto nei mesi scorsi ha chiesto al gip per trenta dei cinquanta indagati un provvedimento di archiviazione in quanto non sussisterebbero prove di colpevolezza ma solo errori materiali o superficiali nella raccolta dei nominativi, per i restanti venti indagati, la cui posizione è decisamente diversa anche in relazione alle firme false autenticate, potrebbe arrivare a giorni la formale richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini, effettuate dalla Guardia di Finanza del nucleo di polizia giudiziaria agli ordini del tenente colonnello Luigi Vermiglio, sono durate oltre un anno. Controlli e verifiche, condotti dai marescialli Antonello Gallinari e Mauro Gagliardi, sono state estese a 18mila321 firme. Di queste ben 2mila595 sono risultate false... Un dato significativo è che, fatti i debiti conti, sette schieramenti politici non avrebbero superato la «prova di resistenza» senza le firme «incriminate» cioè la quota delle mille sottoscrizioni necessaria per potersi presentare alle elezioni comunali. Tra questi schieramenti alcuni fanno parte dell’attuale giunta di centro sinistra. L’inchiesta aveva preso l’avvio dall’esposto di un imprenditore. L’uomo aveva denunciato che un sindacalista aveva chiesto per telefono ad una amica il numero della carta di identità spiegandole che serviva per compilare una lista di sottoscrittori per un partito politico.
Ora, se consideriamo le sette liste prive di legittimità e che quindi non avrebbero dovuto prendere parte alle elezioni, possiamo approdare alla deduzione corretta circa l’esito vantaggioso derivante dai brogli, descritta dalla tabella pubblicata accanto (sotto la fotografia), le cui percentuali sono quelle ottenute da dette liste al primo turno delle elezioni comunali.
Se teniamo presente che il 3,22% del centro destra corrispondeva nel 1997 a circa 10.514 elettori e l’11,10% del centro sinistra a circa 36.245 elettori, non abbiamo difficoltà a renderci conto - in presenza di tali cifre complessive - a quanto ammonti il vantaggio indebitamente ottenuto dal centro sinistra (36.245-10.514 = 25.731). Tenendo presente che Pericu è diventato sindaco di Genova - al ballottaggio - con poco meno di 10.000 voti di differenza - rispetto a quelli ottenuti da Castellaneta, risulta evidente come - rimanendo nell’ambito della legittimità elettorale - ha vinto chi in realtà aveva perso (anche se poi tre anni e qualche mese dalla bella e tardiva scoperta, la giurisprudenza corrente mette al riparo le giunte artatamente in carica dai vistosi contraccolpi cui dovrebbero andare ragionevolmente incontro).
Tornando all’assunto iniziale, c’è poco da stare allegri. La realtà degli eventi, locali e nazionali, a partire dal celebre referendum (monarchia o repubblica?) ha sempre suggerito la massima accortezza di fronte al clima di fregature striscianti. Quel che però emerge come prassi autenticamente ignobile è il continuo ricorso allo scudo dell’onestà conclamata per celare le furberie spicciole tutte tese ad acquisire vantaggi indebiti. Thomas Hobbes aveva ragione da vendere. Non resta altro che cominciare a tenere sotto la lente di ingradimento e gli apparecchi a raggi X tutti coloro che abusano del ruolo di Catone il censore. Basta fare un po’ d’attenzione e la rogna (nascosta) viene fuori.
Cordiali saluti.