Le periferie invase dai «loft»

Ad un convegno con Gianni Zenoni, architetto che si occupa da anni del territorio milanese, concordavamo sul fatto che il mutamento della città stia avvenendo per gran parte, come già accaduto nei decenni scorsi in Europa, operando sul rinnovamento delle aree industriali dimesse. Ma a Milano la zona industriale rinasce sotto una nuova veste funzionale: laboratori, centri commerciali, parcheggi pubblici, aree e servizi, sfuggendo così al vero rinnovamento del disegno urbano. Ma c'è di peggio, infatti questi laboratori sono addirittura dotati di doppi bagni, balconi e giardinetti, creando così una trasformazione in «loft» , vale a dire in residenze, unica destinazione funzionale proibita nelle zone industriali. Ma, commentava Zenoni, l'irresistibile esterofilia degli italiani li ha portati ad amare il «loft», a farne il sogno di una casa unifamiliare che ha poi un forte valore commerciale anche se immerso in una zona magari disagiata. E tutto questo come avviene? Il Comune non ha armi, i piani Esecutivi hanno tempi lunghissimi, le densità edilizie concesse sono ben più basse di quelle esistenti, la bonifica del terreno, richiesta, ha un iter infinito. Evviva allora l'elegantissimo e americano «loft» .