La perizia che ha svalutato la casa? L’hanno fatta gli amici della «cricca»

RomaLa casa delle coincidenze ha il prezzo di una casa di fantasmi. Mille e seicento euro al metro quadro nel centro di Roma non si pagherebbero nemmeno in un palazzo maledetto. Ma a via Monte Oppio 12, di fronte al Colosseo, nel 2008 è stato possibile, e tra gli inquilini beneficiari, come scritto in questi giorni, c’era il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Il successore di Brunetta sulla carta non ha fatto furbate: era stato il Consiglio di Stato nel 2005, e poi la Corte Costituzionale nel 2007, a dar ragione agli inquilini dell’immobile Inps, che chiedevano che le loro abitazioni non fossero stimate come «di pregio».
Ma scorrendo la sentenza del 12 luglio 2005 sembra di addentrarsi in un labirinto di combinazioni, o in un thriller già letto, dove tutto è corretto eppure tutto è misteriosamente collegato. Intorno a questa casa ruotano i nomi di un ministro, di un sottosegretario (ex), di un dirigente appena nominato dal ministro Passera e addirittura di due funzionari che compaiono nelle intercettazioni dell’inchiesta sulla «cricca» dei grandi appalti, legata all’ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci. Tutto l’impianto della sentenza è infatti basato sulla perizia disposta nel 2004 dalla sesta sezione del Consiglio di Stato sul fatidico palazzo di via Monte Oppio 12. Fu questo dossier a segnalare un rischio sismico, pur trovandosi via Monte Oppio nella zona meno sismica di Roma. La verifica fu richiesta dal Consiglio di Stato al Siit, servizio integrato infrastrutture e trasporti del Lazio. E i due funzionari incaricati furono Raniero Fabrizi e Filippo Di Giacomo. Entrambi, non indagati, sono stati citati nelle intercettazioni del Ros sulla cosiddetta «cricca» dei grandi appalti. Fabrizi per esempio era entrato in contatto con l’imprenditore del nuoto di Roma Antonio de Nardo, Di Giacomo era stato incaricato da Balducci di tranquillizzare il presidente del Tar Pasquale De Lise su una vicenda all’esame di Guido Bertolaso. Nessuno dei due è accusato di alcun reato, ma rimane il fatto curioso: due intercettati della cricca firmarono la prova «regina» con cui il Consiglio di Stato stabilì che l’immobile di via Monte Oppio potesse essere venduto a basso prezzo. Non è l’unica casualità diabolica del palazzo vista Colosseo: vale la pena ricordare che avvocato del ministro Patroni Griffi e degli altri inquilini era Carlo Malinconico, il sottosegretario che si è appena dimesso per le vacanze all’Argentario pagate a sua insaputa d un componente della «cricca», Francesco De Vito Piscicelli. E relatore in sesta sezione Roberto Chieppa, segretario generale dell’Antitrust.
Tornando alla perizia, fu lo stesso Consiglio di Stato a scrivere che la verifica dei due funzionari sul palazzo era stata «decisiva». Si citano quindi le conclusioni dei periti: l’immobile quasi affacciato sui Fori Imperiali «richiede interventi di restauro e di risanamento conservativo nonchè di ristrutturazione». I tecnici segnalavano poi «assenza di un impianto fisso di riscaldamento»; «lesioni diffuse»; «evidenti difetti strutturali nei due terzi degli infissi»; «indebolimenti nelle strutture delle scale» e infine «accresciuta vulnerabilità sismica». Si consigliava quindi l’«adeguamento nella maglia muraria per conseguire l’affidabilità sismica». In base alla «verifica», il Consiglio di Stato decise che l’immobile versava «in stato di degrado». Gli inquilini comprarono nel 2008 a un prezzo inimmaginabile per il centro di Roma, e Patroni Griffi spese 177mila euro per i suoi 109 metri quadri.
Racconta Maria Teresa Armosino, ex sottosegretario all’Economia, e autrice all’epoca di una lunga battaglia per non far svendere il palazzo di via Monte Oppio, che fu davvero anomala l’assegnazione della perizia all’ufficio del ministero delle Infrastrutture in quanto «nei processi di cartolarizzazione la competenza era dell’agenzia del territorio e del demanio».