La perizia medica conferma: tutte vere le lesioni a Silvio

Se qualcuno - oltre a Gioacchino Genchi, che ha rilanciato dal pulpito
del congresso Idv la tesi della messinscena - dubitava ancora
dell’autenticità dell’agguato a Silvio Berlusconi del 13 dicembre
scorso può mettersi l’anima in pace

Milano - Se qualcuno - oltre a Gioacchino Genchi, che ha rilanciato dal pulpito del congresso Idv la tesi della messinscena - dubitava ancora dell’autenticità dell’agguato a Silvio Berlusconi del 13 dicembre scorso può mettersi l’anima in pace: ieri i due periti nominati dalla Procura della Repubblica per verificare i danni effettivamente riportati dal presidente del Consiglio in seguito al lancio di un souvenir del Duomo da parte del signor Massimo Tartaglia hanno depositato la loro risposta. Il 25 gennaio i due medici hanno visitato Berlusconi.

E il rapporto inviato al procuratore aggiunto Armando Spataro conferma che il colpo c’è stato, ed è stato forte. Non è stato ufficialmente reso noto quale prognosi venga indicata nella perizia firmata da Carlo Goi, medico legale, e dal suo collega esperto in chirurgia maxillo-facciale: e cioè se ci si avvicini più ai 25 giorni indicati nel primo certificato medico del pronto soccorso del San Raffaele, o ai 90 che il medico curante del premier, professor Alberto Zangrillo, aveva certificato in seguito. Ma un dato è certo: anche secondo la perizia d’ufficio il colpo c’è stato, e forte.

Sarà ora Spataro (il quale, in una lettera a un quotidiano, aveva peraltro smentito con energia di avere mai manifestato alcun dubbio sulla autenticità dell’aggressione) a dover formulare l’accusa esatta nei confronti di Tartaglia, perché la legge stabilisce reati differenti e pene diverse proprio in base alla prognosi. Ma che l’aggressore del Cavaliere venga processato appare ormai quanto meno improbabile: le sue condizioni di salute mentale sono ulteriormente peggiorate, al punto che ieri è stato trasferito su ordine del tribunale dal reparto psichiatrico dell’ospedale San Carlo, dove era piantonato, a una comunità di recupero.