Con le perle d’autore l’elettronica di Blake fa tendenza on line

Il 21enne inglese fa impazzire il mondo col primo cd. Milioni di contatti su Facebook. In aprile suonerà a Milano

Segnatevi questo nome: James Blake. È la rivelazione musicale di quest’anno. 21enne, con alle spalle un paio di EP, debutta in questi giorni il suo primo album omonimo in Inghilterra direttamente nei primi dieci posti della classifica. Secondo l’autorevole web magazine Pitchfork è un disco da 9 in pagella (la pensa così anche la rivista Rumore), mentre la BBC parla di lui come punta di diamante del sound del 2011.
Difficile inserire questo giovane, così maturo per la sua età, in una categoria musicale ben precisa. Pur dimostrando chiara familiarità per un’elettronica minimale e scura derivatagli dalla formazione nella scena «dubstep» londinese (c’è chi lo ha definito il nuovo Burial, protagonista della scena indie un paio d’anni fa di cui si attende il ritorno discografico), le sue sono gemme d’autore che fanno pensare a quei mix riusciti tra propensione cantautoriale e, appunto, elettronica d’ascolto. Blake si mette volentieri al piano e allora ricorda Antony, seppur meno gorgheggiante che negli ultimi lavori dove si sprecano i barocchismi. Qua e là traspare l’amore per il soul, in particolare per Stevie Wonder. Insomma, Blake elabora una summa dei suoni più contemporanei, quelli del terzo millennio, senza insistere nel citazionismo bensì raggiungendo un risultato che la musica di oggi sembrava aver rimosso, ovvero l’originalità. Fatto ancor più inconsueto per uno che nasce produttore esperto nel confezionare atmosfere servendosi di cose altrui. Era dai tempi del primo disco dei Portishead (1994) e dell’incredibile successo della scena di Bristol, che attorno a un musicista elettronico non si raccoglievano una curiosità e un consenso così ampi. Soprattutto, questo è un album di canzoni che si possono cantare, restando dunque scolpite nella memoria.
Da qualche mese girano sul web due magnifiche cover: A Case of You di Joni Mitchell reinterpretata con molto romanticismo, e Limit to Your Love della cantautrice canadese Feist. Proprio con questo singolo Blake ha sbancato. Milioni di contatti su Youtube, la traccia condivisa continuamente su Facebook, una venerazione dei media che di solito si riserva alle popstar, quindi l’album in imminente uscita spasmodicamente atteso da pubblico e addetti ai lavori, entro fine febbraio disponibile anche in Italia. Lavoro composto da undici tracce molto diverse tra loro eppure capaci di regalare un prodotto compatto. Le chicche? Klavierwerke, delicatissima sinfonia già pubblicata in EP, Unluck, un blues metropolitano da terzo millennio, Give Me My Month e Why Don’t You Call Me, per voce e piano solo. Antipersonaggio per la sua assoluta normalità - ha l’aspetto di un ragazzo al primo anno di università - James Blake è la «new thing» sonora del nuovo decennio. Dopo un disco così, in cui l’elettronica si spoglia del manierismo avanguardista, c’è da scommetterci a occhi chiusi. Il 21 aprile, sarà al Lambretto Art Project di Milano, unica imperdibile data in Italia.