«Permessi facili, certi criminali restino in cella»

Polemiche, garbate fin che si vuole, ma secche e precise: troppa facilità nel concedere premi ai detenuti, che poi ne approfittano per rapinare supermercati e sparare ai carabinieri. Parola di Gianfrancesco Siazzu, generale di corpo d’armata, comandante interregionale dei carabinieri Pastrengo. L’alto ufficiale ieri mattina è andato al Sacco a trovare Francesco Castronovo, 28 anni, il militare ferito a un fianco da un proiettile a Cusano, e a portargli i complimenti del comandante generale dell’Arma Luciano Gottardo. Con lui anche il generale di brigata Antonio Girone, comandante del «regionale».
Una polemica sicuramente destinata a rimbalzare sulla scena politica nazionale, visto che il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli ha già chiesto la revisione delle norme che regolano la concessione di premi e benefici ai detenuti. «Da rilevare - aggiunge Castelli - che una delle leggi varate da questo Governo e aspramente contestata dalla magistratura e dall'opposizione, la cosiddetta ex Cirielli, andrà a punire maggiormente i recidivi e sarà quindi d'aiuto affinché situazioni come questa non si ripetano».
Il bandito bandito ferito, Michele Trotta, 35 anni di Nova Milanese, era infatti in regime di semilibertà: usciva la mattina alle 7.30 dal carcere di Bergamo per andare a lavorare in una cooperativa, per poi farvi ritorno alla sera entro le 22. Salvo il fine settimana, che poteva passare dalla mamma a Nova Milanese. Peccato che nel frattempo facesse anche assalti a mano armata.
L’ultimo l’altra sera a Cusano Milanino, in compagnia di Gino Amenta, 42 anni. Ma all’uscita del supermercato di via Isonzo, i due incappano nei carabinieri. I militari vedendo i due con passamontagna e pistola intimano l’alt. Invece di fermarsi i banditi aprono il fuoco, i militari si difendono e alla fine sull’asfalto restano in tre: Amenta morto, Trotta e Castronovo feriti. Entrambi sono stati operati nella notte, il carabiniere sta già molto meglio. Mentre il malvivente è sempre in prognosi riservata, anche se non dovrebbe correre pericolo di vita. Dovrebbe essere presto incriminato per tentato omicidio: i colpi che hanno ferito il militare dovrebbero infatti essere partiti proprio dalla sua pistola.
Impressionate la lista dei precedenti dei due balordi. Gino Amenta, 42 anni di Nova Milanese, sposato tre figli, uno ha appena cinque mesi, inizia la «carriera» a soli 14 anni con una denuncia per furto d’auto. Poi entra per la prima volta il carcere l’anno dopo, sempre per lo stesso reato. Nel 1989 viene arrestato per spaccio e nel ’97 per una cinquantina di rapine, compiute con altri balordi tra i quali il fedele amico Trotta. Resta in prigione quasi dieci anni. Lo scorso mese è rimesso in libertà. Michele Trotta, il ferito, anche lui domiciliato a Nova, 35 anni celibe, nel 1990 viene prima denunciato per furto poi arrestato per rapina. Nel ’92 finisce in cella per detenzioni d’armi e droga. Nel 1997 viene anche lui condannato a 10 anni per le rapine compiute insieme a Amenta ma da dicembre beneficia della semilibertà.
E proprio alla luce di questo discutibile «cursus honorum», arrivano le critiche del generale Siazzu. «Abbiamo notevoli perplessità - afferma l’alto ufficiale - su questa situazione dei permessi che vengono elargiti, a nostro avviso, con troppa generosità. Ritengo che dovrebbero esaminare queste concessioni con un po’ più di severità e attenzione, altrimenti ci ritroviamo in continuazione di fronte a questi episodi che vedono coinvolta gente che già era stata reclusa».
(ha collaborato Franco Sala)