Permessi falsi, preso il banchiere cinese

Gianluigi Nuzzi

Alla fine il «Dottore» di Chinatown, Ping Wang, il banchiere clandestino di via Sarpi, nato a Chekiang nell’aprile del 1968, è scivolato sulla classica buccia di banana. È finito in manette. Le accuse sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e millantato credito. Ipotesi che fanno rumore se cucite addosso a uno come Wang visto che per anni e senza destare sospetti da un ufficetto di copertura in via Giordano Bruno, ha raccolto risparmi senza autorizzazioni. Aveva oltre 900 clienti dagli occhi a mandorla e da un ufficio di 50 metri quadrati in due anni aveva movimentato 40 milioni di euro. Una somma enorme, ragrannellata come in una qualsiasi filiale di banca con numero di conto corrente assegnato a ogni cliente, depositi, libretti di risparmio, fino ai mutui. Nel quartiere molti sapevano, ma tutti tacevano. Wang era infatti riverito e rispettato. Almeno fino alla scoperta a luglio scorso della banca senza licenze da parte del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. L’inchiesta finì su tutti i giornali. I finanzieri sequestrarono i depositi. E per Wang iniziarono i guai con la giustizia e con i connazionali. Che volevano indietro i quattrini.
Stavolta la storia è diversa. Gli uomini della squadra mobile lo hanno arrestato lunedì scorso, insieme ad altre due persone, un altro cinese di 45 anni e un italiano. Dalle indagini del sostituto procuratore Stefano Civardi è infatti emerso che una connazionale di Wang aveva bussato alla porta del banchiere clandestino per ottenere a pagamento un permesso di soggiorno falso. Il banchiere si sarebbe interessato. E così, in pochi giorni, la donna è stata accontentata con l’agognato documento, dietro il pagamento di oltre 1.300 euro.
Per l’accusa, Wang avrebbe anche alluso ad aderenze con agenti della Questura, protezioni e coperture per ottenere il permesso di soggiorno. Da qui l’accusa di millantato credito visto che il permesso era un falso seppur discretamente riprodotto.
Sembra anche che l’attività scoperta possa essere ben più estesa.
Non sarebbe insomma la prima volta che i tre arrestati producevano permessi falsi. Prova ne sarebbe, stando almeno agli investigatori, la documentazione sequestrata nelle loro case. Come diversi timbri e alcuni atti. Si dovrà ora capire se erano originali e quindi trafugati dall’ufficio Immigrazione di via Fatebenefratelli oppure anch’essi contraffatti.
Insomma, forse Wang tra le sue molteplici attività annoverava anche quella di piazzare» i permessi falsi ai connazionali clandestini appena arrivati in città. Del resto, la perfezione dei libretti di deposito sequestrati dalla Finanza a luglio, cartoncini dal colore rosso, facevano capire che Wang aveva solidi rapporti con stampatori complici. I libretti infatti, assomigliavano di molto a quelli che vengono consegnati in Cina. Indicava le cifre depositate, gli interessi maturati, i prelievi. E il nome dell’impiegato incaricato da Wang che seguiva il cliente.
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