Permessi di soggiorno a 50 euro Blitz della Lega, stop del governo Emendamento del Carroccio al decreto anticrisi. L’ira di Fini: «No alle discriminazioni». Il sottosegretario Vegas: «L’esecutivo è contrario»

PROPOSTA I «lumbard»: gli stranieri versino 10mila euro di garanzia per aprire la partita Iva

RomaQuello che è accaduto ieri alle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera potrebbe essere catalogato come un blitz della Lega Nord simile a quelli che nell’estate scorsa hanno inciso sulla manovra triennale. Non è terminata alla stessa maniera perché il tema dell’immigrazione è molto più «sensibile», ma alla fine il puzzle si è ricomposto.
Il Carroccio ha presentato due emendamenti di sicuro impatto al decreto anticrisi. Il primo, a firma di Claudio D’Amico, prevede l’introduzione di un contributo di 50 euro per il rilascio dei permessi di soggiorno. Il secondo, avanzato da Massimo Bitonci, prevedeva l’istituzione di una garanzia bancaria o assicurativa a favore dell’Agenzia delle Entrate di almeno 10mila euro per l’apertura di una partita Iva da parte di una società o di un cittadino straniero non comunitario.
La mole complessiva degli emendamenti può aver abbassato la soglia di attenzione dei relatori di maggioranza, Maurizio Bernardo e Massimo Corsaro. Ma secondo entrambi i deputati leghisti, le norme non avevano intenti discriminatori, e quello di Bitonci ha «come unico obiettivo il contrasto all’evasione fiscale», considerato che molti commercianti cinesi approfittano delle omonimie per aprire e chiudere partite Iva a tempo di record senza pagare le imposte. L’emendamento è stato infatti riformulato con l’applicazione di una fidejussione commisurata all’attività svolta, e non più quantificata numericamente.
Due fattori contingenti hanno congiurato a sfavore. Il primo è stato il tam-tam mediatico: le agenzie di stampa lasciavano intravedere ampie possibilità di accoglimento. Il secondo è di natura politica: dopo la battaglia su Malpensa e con le amministrative alle porte il Pdl è diventato più cauto su tutte le questioni che compongono l’alfabeto politico leghista. È partita così una manovra di «accerchiamento» nei confronti del Carroccio. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha auspicato che «la maggioranza rifletta prima di varare norme discriminatorie che nulla hanno a che vedere con la doverosa lotta all’immigrazione clandestina». Per il ministro delle Politiche Ue Andrea Ronchi, 50 euro per un permesso di soggiorno sono «inaccettabili» mentre i 10mila euro della fidejussione «rappresentano una enorme stupidaggine se non una follia». Anche il sottosegretario Carlo Giovanardi ha ribadito il concetto.
Al di là delle precisazioni leghiste («È un emendamento di buon senso», ha detto il capogruppo alla Camera Cota), dei dinieghi provenienti dall’area An e da quella cattolica del governo e delle strumentalizzazioni in area Pd («Misura discriminatoria e razzista», ha commentato Walter Veltroni), i due sottosegretari all’Economia in quota Fi hanno chiuso la porta. «Né il governo né i relatori hanno dato un parere», ha affermato Luigi Casero. «Il governo è contrario all’aumento delle tasse», ha detto Giuseppe Vegas.
La tassa sui permessi però potrebbe fare di nuovo capolino. Al ddl sicurezza in discussione al Senato c’è un emendamento leghista del capogruppo Bricolo che fissa il ticket a 200 euro. Lo ha ricordato il sottosegretario agli Interni Mantovano precisando che le pratiche per il permesso già oggi costano 72 euro.