Permessi di soggiorno alle Poste Da lunedì basta code in questura

Via alla «rivoluzione»: gli stranieri possono regolarizzarsi elettronicamente

Paola Fucilieri

Si tratta di un accordo che più bipartisan di così non si può. Forse l’unico pensato e messo a punto dal governo di destra e portato avanti in ogni suo aspetto, senza la benchè minima modifica, dalla sinistra. Da lunedì 11 dicembre, infatti, gli stranieri appartenenti ai flussi migratori accreditati e che vogliono regolarizzare per la prima volta la loro posizione dovranno richiedere il «pse», cioè il permesso di soggiorno elettronico, che porterà con sé una sostanziale rivoluzione organizzativa nel mondo dell’immigrazione anche per chi deve semplicemente rinnovare il permesso. La nuova procedura - mai sperimentata, sviluppata dal ministero dell’Interno in collaborazione con Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Poste italiane spa e istituti di patronato - prevede che le istanze delle richieste per il rilascio e il rinnovo dei permessi e delle carte di soggiorno vengano presentate agli sportelli degli uffici postali abilitati all’accettazione dove lo straniero dovrà ritirare gratuitamente un apposito kit e poi tornare per la spedizione, pagando una marca da bollo da 14 euro e un versamento da 27 euro.
«Salto nel buio? Io la definirei piuttosto una bella svolta per una sfida di tutto rispetto» ammette Giuseppe De Angelis, 47 anni, dall’1° ottobre 2004 dirigente dell’ufficio immigrazione e dei suoi 250 dipendenti (di cui una cinquantina di precari ai quali è appena stato rinnovato il contratto e «senza i quali - ammette - non potremmo andare avanti»). E aggiunge: «Dopo i problemi dei primi tempi, che verranno superati nel giro di qualche mese, quando l’ingranaggio avrà cominciato a funzionare ci saranno solo vantaggi per tutti, sia per l’utenza che per gli uffici. Piano piano nelle questure si formeranno veri e propri archivi elettronici, la trattazione dei dati si potrà fare a video eliminando man mano il cartaceo e tra il ministero dell’Interno e le Poste ci sarà un vero e proprio scambio di dati. Senza contare che, a fronte di 60-70 giorni di attesa (che, necessariamente, con il passare del tempo, si ridurranno) non solo l’utente potrà recarsi sotto casa a ritirare la sua documentazione e decidere dove farsela recapitare, ma avrà un permesso di soggiorno molto simile, concettualmente, alla carta di identità elettronica con un microchip e una banda ottica che riportano i dati del titolare, compresa l’impronta. Qualcosa praticamente impossibile da contraffare».
Sempre all’ufficio postale, all’atto della presentazione della richiesta, avverrà l’identificazione del cittadino straniero tramite l’esibizione del passaporto in corso di validità e verrà rilasciata una ricevuta, che sostituisce a tutti gli effetti il cedolino attualmente rilasciato dagli uffici immigrazione. Dalle Poste, poi, a Milano, le pratiche non dovranno fare molta strada perché, per la verifica, verranno dirottate al csa (centro servizio amministrativo) di piazzale Vesuvio. E a quel punto lo straniero dovrà solo aspettare l’invito dell’ufficio immigrazione - fatto con raccomandata per velocizzare i tempi - dove dovrà presentarsi per la verifica dei dati e delle impronte.