Il permesso salta, il Pd chiede i rimborsi

La scure dei tagli dell’ultima legge Finanziaria colpisce anche la politica locale eliminando i permessi dal lavoro per l’intera giornata che venivano concessi a consiglieri provinciali, comunali e municipali. I permessi quotidiani vengono sostituiti da quelli temporanei che danno il tempo al consigliere-lavoratore di raggiungere la sede del Consiglio, svolgere le sue funzioni e rientrare alla consueta occupazione. Una scelta fatta per raggranellare qualche fondo per i conti dello Stato che ha trovato non pochi mal di pancia all’interno delle assemblee elettive genovesi. In molti Municipi sta girando un documento che stigmatizza l’iniziativa governativa perché penalizzante per l’esercizio democratico, in consiglio provinciale a Genova, invece, a chiedere più di un chiarimento è il gruppo consiliare «L’ulivo-Pd».
Il capogruppo Gabriele Gronda e gli altri membri hanno scritto al direttore degli Affari generali e al presidente del Consiglio provinciale Alfonso Gioia per spiegare che per senso di responsabilità sono pronti ad ottemperare alla normativa ma pongono un altro problema: la comunicazione ai consiglieri è arrivata con 46 giorni di ritardo rispetto all’applicazione della norma chiedendo, in sostanza, che sia la Provincia stessa a riconoscere un rimborso per le tre sedute di consiglio svoltesi in quei giorni: «Il suddetto ritardo - scrivono - ha ingenerato innegabili e gratuite tensioni (...) che disconoscono ed ignorano sia le attività degli Uffici sia le attività preparatorie dei vari gruppi. Il senso di responsabilità prevalga sul potenziale danno economico».