Il permesso di soggiorno a punti pronto entro una settimana

Roma. Il giorno dopo l’annuncio del via libera al permesso di soggiorno a punti per gli immigrati da parte dei ministri dell’Interno e del Welfare, Roberto Maroni e Roberto Sacconi, il tema incendia il dibattito tra centrodestra e centrosinistra, che spara a zero sulla proposta del governo. Che non fa marcia indietro. Maroni, ieri, ha spiegato che manca pochissimo per dar vita al provvedimento: «Ci sarà un decreto attuativo: è un atto amministrativo che sarà pubblicato nei prossimi giorni». Nel merito, Maroni ha definito il permesso «a punti» uno «strumento di integrazione che vuole aiutare i cittadini extracomunitari che vengono qui per lavorare: è una delle norme più avanzate in Europa sul fronte dell’integrazione». Tra i requisiti previsti (che assegneranno punti per mantenere il permesso, ce ne vogliono 30 da raggiungere in due anni), oltre a un contratto di affitto, imparare l’italiano, conoscere la Costituzione ed essere in regola con il fisco. L’allarmismo sollevato dai media, per il titolare del Viminale, è difficilmente comprensibile, visto che «si tratta dell’attuazione di norme già in vigore», non certo «un limite o una vessazione».
Qualche dubbio sull’opportunità del futuro provvedimento c’è però anche all’interno della maggioranza. Perplesso, per esempio, Carlo Giovanardi, sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla famiglia, che critica «l’idea di mettere in moto un meccanismo di valutazione, inevitabilmente discrezionale, che, da un lato, impegnerebbe le strutture amministrative dello Stato e dall’altro, costringerebbe milioni di lavoratori extracomunitari a un ulteriore, gravoso adempimento».
Sacconi prova a stemperare le polemiche, negando che i punti richiesti agli stranieri per mantenere il permesso di soggiorno siano il «percorso a ostacoli» o la «squallida lotteria sociale» che denuncia il Pd. Il futuro provvedimento, che dovrebbe sbarcare presto in Consiglio dei ministri, per Sacconi traccia la strada «lineare di chi si atteggia responsabilmente nella comunità nella quale vive».
Soddisfatto del permesso a punti il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che vi vede «un ulteriore elemento per dimostrare che l’Italia non è più il Paese in cui chiunque può entrare e nessuno va via», ma è soprattutto il Carroccio (che propose l’emendamento al pacchetto sicurezza per l’introduzione dei punti) che esulta per il prossimo varo del provvedimento. Per il capogruppo della Lega a Palazzo Madama, Federico Bricolo, «quando il regolamento del permesso di soggiorno a punti entrerà finalmente in vigore a tutti gli effetti i primi ad avere vantaggi saranno proprio gli extracomunitari che si vogliono integrare». E se «ostacolo» c’è, sarà per quanti «vengono nel nostro Paese con l’intenzione di non rispettare le nostre leggi e le nostre regole», insiste Bricolo, sottolineando che «abbiamo ripreso un’esperienza già diffusa in altri Paesi europei».
Univocamente contrario, invece, il giudizio dell’opposizione sull’iniziativa dell’esecutivo.
Gianclaudio Bressa del Pd parla di «follie legislative» che piegano «il nostro ordinamento su posizioni xenofobe». Per Paolo Ferrero, della Federazione della sinistra, il provvedimento è «demenziale». E la responsabile immigrazione del Pd, Livia Turco, plaude la posizione prudente di Giovanardi e avverte: «È molto pericoloso il ricorso a questo metodo per l’attribuzione del permesso di soggiorno, una vera e propria deriva delle politiche sociali di questo governo».