«Il permesso di soggiorno per sposarsi è una misura copiata da molti Comuni»

da Roma

«Da una parte c’è una legge che impone di denunciare i clandestini, dall’altra una che dà loro la facoltà di sposarsi. La falla è evidente». Ettore Pirovano, senatore ma anche vicesindaco di Caravaggio, ritorna sul provvedimento preso nel suo Comune: un’ordinanza con la quale si impone di accettare richieste di matrimonio solo per gli stranieri che hanno il permesso di soggiorno.
Senatore Pirovano, come è nata questa misura?
«Per evitare la surrettizia regolarizzazione degli stranieri che con il matrimonio con un italiano acquisiscono la cittadinanza, mentre in condizioni normali a uno straniero occorrono dieci anni prima di ottenerla».
Questa iniziativa rischia di provocare uno scontro frontale con il Viminale?
«Noi non sposiamo chi non ha il permesso di soggiorno. Anzi, aspettiamo che un prefetto ci imponga di sposare un clandestino».
Altri comuni si sono interessati alla vostra iniziativa?
«Ci sono già sindaci nel Veneto, nel Bergamasco e nel Milanese che vogliono adottare ordinanze simili alla mia».
Lei definisce la norma di «tutela sociale». Perché?
«Perché molti anziani potrebbero essere raggirati con la promessa di sposare, magari dietro compenso, una giovane proveniente dall’estero».
Prima le misure adottate a Cittadella, ora le vostre. Non temete l’accusa di razzismo?
«Vogliamo solo che siano fissati requisiti seri per l’accoglienza. È dal 1999 che cerco di far modificare il regolamento dell’anagrafe che prevede la concessione della residenza anche se si vive in una roulotte o in una caverna o in un’abitazione non all’altezza della normativa sanitaria. Ma non si riesce a farlo. E questa è soltanto una delle tante assurdità».