La perpetua: «Dio ha difetti». E il Papa sorride

da Roma

Papa Ratzinger bacchetta benevolmente l’«audace» teologia della perpetua del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. È accaduto ieri mattina, a conclusione degli esercizi della Curia romana, che si sono svolti questa settimana. Per volere di Benedetto XVI, a predicarli è stato proprio Biffi. Ratzinger lo ha ringraziato, perché «ci ha insegnato in questa settimana, realmente ad elevare il nostro cuore, a salire verso l’invisibile, verso la vera realtà. E ci ha donato anche la chiave per rispondere ogni giorno alle sfide di questa realtà».
Ma al termine del suo breve discorso a braccio, il Pontefice, sempre rivolgendosi a Biffi ha aggiunto: «Vorrei infine dirle grazie per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole “il Signore forse ha i suoi difetti” al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede. Ma in ogni caso abbiamo imparato».
Che cosa aveva detto Biffi, durante una delle numerose meditazioni tenute in settimana? Con un’aggiunta a braccio, aveva ricordato la signora Sandra, sua perpetua per lunghissimi anni, scomparsa da poco. Una donna che parlava il dialetto brianzolo e che talvolta, per sottolineare qualche cosa di buono appena accaduto, era solita dire: «Il Signore avrà i suoi difetti, però questa l’ha fatta proprio bene!». Biffi ricorda questa espressione come esempio di una «teologia sostanziale»: al di là della forma certamente inaccettabile (Dio non ha difetti) indica a suo avviso «una familiarità con il Signore, considerato proprio come uno di casa».
Il cardinale ha più volte ricordato alcune uscite della perpetua, che un giorno gli disse: «Eminenza, ha telefonato il mammifero rettore». Mentre dopo un discorso a braccio del porporato, per incoraggiarlo, aveva detto: «Anche se ha parlato a vanvera, ha parlato bene!».
Nel breve saluto all’arcivescovo emerito di Bologna, Benedetto XVI ieri ha così sintetizzato quanto ascoltato da Biffi: «Durante la sua prima conferenza mi sono accorto che negli intarsi del mio inginocchiatoio è raffigurato Cristo risorto, circondato da angeli che volano. Ho pensato che questi angeli possono volare perché non si trovano nella gravitazione delle cose materiali della terra, ma nella gravitazione dell’amore del Risorto; e che noi potremmo volare se uscissimo un po’ dalla gravitazione del materiale ed entrassimo nella gravitazione nuova dell’amore del Risorto. Lei – ha aggiunto il Papa – ci ha aiutati ad uscire da questa gravitazione delle cose di ogni giorno e ci ha mostrato come dietro a fenomeni del nostro tempo ci sia una domanda, un desiderio; e che la unica risposta a questo desiderio, onnipresente proprio nel nostro tempo, è Cristo».