Perquisito e indagato per violenze il candidato sindaco di Forza nuova

Marco Mantovani è accusato di aggressioni a sfondo politico La replica: "È l’ennesima vessazione da parte della questura"

Marco Mantovani, candidato sindaco 51enne di Milano per Forza Nuova, non la manda giù e stigmatizza il tutto come «l’ennesima vessazione della questura». «Guarda caso sotto campagna elettorale» aggiunge polemico il segretario del movimento, Roberto Fiore. Difficile, però, credere che i ragazzi di Forza Nuova, soprattutto in virtù degli avvenimenti più recenti, non si aspettassero che la Digos potesse scendere sul piede di guerra. E che, com’è capitato ieri all’alba, sottoponesse dieci di loro (tra cui lo stesso Mantovani) a una perquisizione domiciliare in piena regola, seguita da una serie di denunce. Gli investigatori - che li hanno indagati a vario titolo accusandoli di violenza privata aggravata, lesioni, possesso di oggetti atti a offendere e danneggiamento - monitorano tutte le manifestazioni e le iniziative pubbliche di carattere politico, soprattutto in campagna elettorale. Naturale che il dissenso e la raffica di proteste che Forza Nuova ha manifestato, in particolare nell’ultimo mese, fossero nel mirino della polizia da un po’. «Il clima politico è già abbastanza caldo, non si poteva certo lasciar correre» spiegava ieri mattina un navigato investigatore della questura.
Sotto la lente d’ingrandimento della polizia una serie di episodi a cui tutti i dieci indagati, indicati come «il nucleo operativo-storico di Forza Nuova», avrebbero partecipato. In ordine cronologico si parte dall’aggressione dello scorso primo aprile a un gruppo di giovani - peraltro anch’essi di estrema destra, i «Casa Pound» - che stavano attaccando dei manifesti nella centralissima via Lanzone. Si passa quindi al giorno dopo, in viale Bianca Maria quando, di fronte al consolato tunisino, alcuni militanti di Fn hanno insultato gli organizzatori di un presidio della Lega. È la volta poi del 14 aprile, quando una decina di militanti fecero irruzione in uno stabile Aler di viale Romagna, quindi c’è l’irruzione del 18 aprile al Pime (Pontificio istituto missioni estere) di via Mosè Bianchi dov’era in corso un incontro tra il sindaco Letizia Moratti e lo sfidante Giuliano Pisapia e il danneggiamento di un gazebo in piazza Argentina datato 27 aprile.
Per la Digos tra gli episodi più gravi, soprattutto dal punto di vista dell’ordine pubblico, c’è però senza dubbio quello del 29 aprile, allo «Spazio Guicciardini» di via Macedonio Melloni. La notte prima - dove il Pd commemorava con un giorno di anticipo l’assassinio di Gaetano Amoroso avvenuto in realtà il 30 aprile ’76 (una celebrazione sotto molti aspetti apparsa provocatoria agli stessi investigatori, ndr) - la notte prima i militanti di Forza Nuova imbrattarono i muri esterni della sala con insulti e la sera successiva diedero vita a un corteo non autorizzato in zona, non lesinando fumogeni e petardi. È stato anche grazie alle immagini ricavate da quella manifestazione (e alle testimonianze degli aggrediti di via Lanzone) che gli investigatori hanno poi cercato e trovato ieri mattina nelle abitazioni dei perquisiti - e anche in quella del candidato sindaco - mazze, tirapugni, manganelli artigianali e coltelli, insieme a dei video e a materiale informatico.
Ma il peggio è lì da venire. La polizia sta lavorando infatti insieme al magistrato che coordina l’inchiesta, Maurizio Romanelli, per vedere se nei confronti degli indagati si possa ipotizzare il reato associativo.