Perse il compagno in un incidente: l’assicurazione risarcisce il "vedovo"

La vittima, un gay sposato
in Francia
con un uomo, viveva
a Venezia. E l’istituto
ha riconosciuto anche in
Italia la validità dei Pacs<br />

E vi «Dico» che la legge francese può venire applicata anche in Italia. Insomma diritti e doveri di persone stabilmente conviventi, omosessuali compresi, da noi prospettati da un disegno di legge mai passato, per la prima volta trovano applicazione. Grazie a un’assicurazione. Ciò che a Prodi non riuscì con Mastella, tanto da minare l’ex governo sinistrorso, è riuscito invece a un finora anonimo avvocato veneziano. Senza nemmeno bisogno di arrivare a un processo. Lui, Augusto Palese, legale in forza all’associazione «Familiari vittime della strada», ha ottenuto per conto di un cliente gay il risarcimento dalle Generali per la morte in un incidente del suo compagno. Un caso unico in Italia, destinato e creare un precedente fondamentale.
La compagnia triestina ha accettato il fatto che i due fossero una coppia. E del resto, vista anche l’età anagrafica dei protagonisti, ci sarebbe stato ben poco da discutere. Entrambi ottantenni, da quaranta come «marito e moglie». Tra loro non c’era - e non poteva esserci per legge - alcun legame formale riconosciuto in Italia. I due uomini si erano uniti civilmente a Parigi, usufruendo del Patto di solidarietà (Pacs) previsto dalla legge d’Oltralpe numero 99-944. Una norma che disciplina le unioni diverse dal matrimonio, anche tra omosessuali. «Era doveroso - spiega l’avvocato Augusto Palese - riconoscere il risarcimento del danno, perché la loro era un’unione bella e buona e non poteva non parlarsi, per chi aveva perso il compagno, di prossimo congiunto».
Tocca, dunque, a una compagnia assicurativa risolvere una querelle sociale. «Non c’è stato bisogno di alcuna causa» spiega Palese. «Ho argomentato che le Generali, presenti in Francia, avrebbero dovuto equiparare in quel Paese la vittima dell’incidente al “marito” del mio assistito: se ciò era valido per la compagnia nel Paese transalpino, doveva esserlo anche in Italia. Una tesi che le Generali hanno accolto con disponibilità e attenzione alle nuove sensibilità sociali».
L’anziano omosessuale era stato travolto, nel gennaio scorso, da un automobilista assicurato con la compagnia del Leone mentre attraversava la strada. Per di più, la solita burocrazia insensibile, ci mise lo zampino. Non era bastata la parola del compagno per procedere alla cremazione della vittima. Così ci vollero due settimane e una lunga trafila prima di poter dare sepoltura a Georges Gaston Lillemant, nato a Chateau Villan ufficialmente residente a Parigi, anche se da parecchi anni con domicilio in Laguna, insieme al convivente.
A risolvere il «caso», dimostrando tatto ed eleganza, l’istituto triestino ha riconosciuto al convivente il risarcimento del danno in qualità di «prossimo congiunto», nonostante dal punto di vista giuridico in Italia non si possano intravedere tra i due legami di parentela.In realtà i diritti del «vedovo» stavolta sono stati tutelati come se si fosse trattato di una famiglia tradizionale.
Garruli commenti d’Arcigay, per bocca del presidente nazionale Aurelio Mancuso. «Una decisione importantissima. Ora chiederemo a imprese, assicurazioni e banche di riconoscere il nostro registro autogestito dei matrimoni gay che partirà in settembre».
Tutti felici, con buona pace del morto.