«Perse tutte le occasioni storiche»

nostro inviato a Venezia

Governatore Giancarlo Galan, la sinistra veneziana tenta ancora di fermare il Mose. Che ne pensa?
«È il tipo di cultura politica che negli ultimi 50 anni ha fatto sì che Venezia perdesse alcune storiche occasioni. Ne cito soltanto un paio: l’ospedale progettato da Le Corbusier e il palazzo sul Canal grande ideato da Frank Lloyd Wright. È la cultura del non fare che, nel caso del sindaco filosofo, si ammanta di pseudodubbi e perplessità, tutti ampiamente risolti da più di dieci anni, fin dai tempi della Commissione di esperti internazionali voluta dal primo governo Prodi. Ritornare su questi argomenti significa lavorare per una nuova, immensa incompiuta. Uno dei crimini sociali, economici e culturali che da sempre vedono come protagonista la nostra sinistra».
Non le sembra troppo spendere per il Mose quattro miliardi di euro più trenta milioni annui per la manutenzione?
«Anche in Olanda costa mantenere le dighe: che facciamo, le buttiamo giù? Proprio la manutenzione rappresenterebbe invece una chance in più per l’occupazione a Venezia, perché cresceranno nuove professionalità: curatori di banche dati, meteorologi delle maree, ecc. Il Mose darà grandi contributi alle scienze ambientali cui la sinistra dovrebbe essere sensibile: ma i rosso-verdi non pensano alle nuove competenze eco-compatibili. La sinistra mostra di essere la forza politica che odia la progettualità e la prevenzione delle catastrofi e lavora soltanto per il malaffare, per le tangenti e la corruzione che prosperano nelle emergenze».
Eppure il governo sembra appoggiare il Mose, l’ha detto ieri il ministro Di Pietro.
«Lo credo. Ma c’è una differenza sostanziale tra il centrosinistra riformista e la sinistra radicale e pregiudiziale. Quando il prototipo del Mose fu presentato alla Commissione di esperti, Prodi visitò l’opera e disse che era l’unica soluzione per la salvaguardia di Venezia. Lo stesso Rutelli pochi giorni fa si è ben guardato dal prendere posizioni talebane. Il Mose non nasce ieri, è stato voluto da governi di centrodestra e centrosinistra. Oggi il sindaco si piega alle pressioni di Verdi e Rifondazione, anche se la sua maggioranza non ne ha bisogno. Cacciari sceglie l’ambiguità del non fare. Ma a lui cosa importa di Venezia? Tanto lui è un filosofo... ».