Persino i verdi costretti a difendere Bondi

RomaOggi alle 11 il ministro della Cultura sarà alla Camera dei deputati per riferire sul crollo del tetto della Domus dei Gladiatori a Pompei e per sgomberare il campo da fraintendimenti e corrive bocciature piovutegli in questi giorni di precipitazioni abbondanti. Il ministro mostra sicurezza. E se gli si chiede cosa pensa della richiesta di dimissioni risponde con serenità: «Non posso certo essere responsabile di precipitazioni straordinarie». E fa un paragone con quanto successo a Massa. «Le piogge abbondanti sono costate anche vite umane nella provincia toscana - ricorda Bondi -. In quella tragica situazione a finire sbriciolate dal fango e dall’acqua sono state costruzioni moderne. Eppure nessuno a chiesto le dimissioni di sindaci o del presidente della Regione». Il ministro davanti ai colleghi deputati spiegherà il lavoro fin qui svolto dalla Sovrintendenza e, prima ancora, dalla Protezione civile. Chiamata proprio dal suo dicastero a sanare una situazione di assoluto degrado all’interno dell’area archeologica. «Qui si parla di crolli e infiltrazioni dovute a precipitazioni straordinarie ma non si ricorda che a Pompei, prima che arrivasse la Protezione civile, l’area era dominio incontrastato di incuria e cani randagi».
Per i falchi dell’opposizione (ma sarebbe meglio dire avvoltoi, visto che aspettano soltanto situazioni limite per urlare lo slogan preferito: «dimissioni, dimissioni»), l’azione di Bondi sarebbe stata devastante come quella del Vesuvio (il copyright è di Fabio Giambrone, senatore dell’Italia dei Valori). Per i tecnici e per gli archeologi, invece, le responsabilità vanno cercate altrove. Secondo lo studioso Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, il crollo è dovuto al cattivo restauro della volta della Casa dei Gladiatori, effettuato negli anni ’50 utilizzando il cemento armato che, grazie a precipitazioni eccezionali, ora ha ceduto. A difendere il ministro arriva Carlo Ripa di Meana. «Non sul cedimento di Pompei si può trascinare in catene il ministro» spiega l’ex presidente di Italia Nostra. Bondi però, spiega Ripa di Meana, deve mettere in campo tutte le misure necessarie «per difendere Pompei e per rafforzare le sovrintendenze». L’associazione ambientalista, per voce dell’attuale presidente Alessandra Mottola Molfino, aveva però nei giorni scorsi attaccato duramente il ministro, colpevole di abbandonare il sito archeologico di Sepino in Molise al triste destino di fare da cornice a un parco eolico. «Contro le calamità naturali sono impotente - replica Bondi - ma farò di tutto per impedire un simile scempio anche a costo di mettermi contro il Consiglio di Stato». Il ministro cita l’articolo 9 della nostra Costituzione che tutela il paesaggio proprio come i tesori artistici.
Intanto i musei rimarranno chiusi il 12 novembre per un’iniziativa di protesta promossa da Anci (associazione dei Comuni italiani) e di Federculture. «Protestiamo contro i tagli alla cultura - spiega Roberto Grossi, presidente di Federculture -. Impossibile gestire il nostro patrimonio con lo 0,21% del bilancio statale». «Non basta invocare le dimissioni di Bondi - gli fa eco Fabiana Santini, assessore alla cultura della Regione Lazio - per pensare di risolvere i problemi del mondo della cultura». Una mobilitazione, quella di venerdì 12 , che diventa automaticamente difesa d’ufficio dell’azione del ministro.