È persona per bene: non trova lavoro

Roberto, 52 anni e disoccupato da 31 mesi, non rientra nelle categorie «protette»

(...) da 31 mesi. «Sia chiaro, non mi sento un perseguitato dalla cattiva sorte. Tutto quello che ho, anche adesso, lo devo al mio lavoro. Cioè... al mio lavoro di prima». Roberto è un disoccupato «over40», definizione elegante per dire che è un uomo considerato troppo vecchio per rientrare nel mondo del lavoro. Ma anche a 52 anni bisogna mangiare, comprarsi qualche vestito, pagare le rate del mutuo. Anche a 52 anni, se Dio vuole, bisogna vivere.
«Io non ho paura di dire il mio nome e cognome. Vuole anche l’indirizzo?... No? Comunque io sono qui e non temo smentite. Certo ci vuole coraggio anche a sentirsi dire che una persona onesta, un uomo che come me non ha mai nemmeno avuto un piccolo guaio con la giustizia, non merita alcun aiuto. Anzi, le agevolazioni vanno a chi invece, i precedenti ce li ha. È una bestemmia, ma sono leggi fatte dalla sinistra. Dai governi di sinistra». Quando Roberto si è presentato ai vari centri per l’impiego, la musica era sempre la stessa. «Anche per lavare gabinetti... vabbé mi scusi, sono arrabbiato... per fare pulizie, scaricare merci, qualunque cosa - si racconta Roberto, parlando di getto -, bisogna non essere stati onesti almeno per una volta nella vita. Io ho visto gente che non stava in piedi nemmeno attaccata ai muri prendere il lavoro prima di me solo perché erano seguiti dai Servizi Sociali, o erano ex tossici, o gente uscita dal carcere. Guardi: io non ho niente contro di loro. Ma perché lo Stato si è dimenticato di me?».
Roberto sbotta. Sua moglie è invalida da dieci anni, suo figlio è un ragazzo, va a scuola. «Non gli faccio mancare niente, se posso - dice - e certamente non lo mando mica a rubare. La mia morale è vera. Qui ad andare per il verso storto non sono mica io».
Eppure il lavoro gli manca. Da 31 mesi. Quasi tre anni. «Prima facevo il camionista, perché quand’ero giovane mio padre è mancato al mio primo anno di università. Allora sono andato a fare l’impiegato. Un anno. Poi a guidare Tir. Ho trent’anni di contributi. Servono a qualcosa? Non credo».
A 52 anni e qualche migliaio di euro di credito dallo Stato per tasse pagate in più, Roberto non ci sta ad essere nessuno. «Eppure sono nessuno per lo Stato che di me si è dimenticato completamente. Certo si ricorderà di nuovo se per caso troverò un lavoro... d’altra parte le tasse le ho sempre pagate».
Ha ragione. «Certo che ho ragione. Lo so benissimo che ho ragione. Anche se ho dovuto supplicare i medici della Asl di farmi un certificato per sostenere che io ho una personalità disturbata. Sa, io prendo le pastiglie per dormire di notte. Non sapevo più dove sbattere la testa. Così mi sono detto: con un certificato di personalità disturbata un lavoro me lo daranno. Vabbé, non sono tossico, non ho mai rubato. Ma a qualcosa servirà. Niente. Per me che ho sempre pagato le tasse non c’è nemmeno un posto come lavascale».
E allora arriva la provocazione di Giuseppe Russo, consigliere di circoscrizione della Valbisagno, che venuto a conoscenza del caso di Roberto, uno di tanti - l’unico però con il coraggio di vuotare il sacco -, gli ha detto «vai a rubare in casa di qualcuno, magari di un politico, così almeno un precedente penale ce l’hai per avere un lavoro». Sarebbero cose dell’altro mondo se non fossero di questo. «Non è moralmente corretto discriminare gente come Roberto - dice Russo -. Siamo di fronte a una legge ingiusta, a un mondo del lavoro che concede sgravi fiscali a imprenditori che assumono persone disagiate ex tossicodipendenti, ex carcerati. Va bene. Ma la gente normale, quella che ha sempre lavorato, che ha pagato le tasse fino all’ultimo centesimo, cosa deve fare?».