Perugia, Amanda accusa Lele: "Forse è stato lui"

Nuovo memoriale: "Il mio fidanzato potrebbe essere andato
da Meredith mentre dormivo a casa sua". Alla madre disse: "Quella notte ero a casa".
No alle richieste di scarcerazione

nostro inviato a Perugia
Amanda Knox e Raffaele Sollecito non convincono il giudice e restano in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher. Durante la mattinata di udienze al Riesame, che nel pomeriggio rigetta per entrambi l’istanza di scarcerazione, al terzo piano del tribunale di Perugia i due non si incontrano mai. E probabilmente non se ne rammaricano.
Almeno a giudicare dalle nuove rivelazioni contenute in un memoriale scritto dietro le sbarre, un lungo diario che l’americana ha chiamato «la mia prigione», FoxyKnoxy ipotizza infatti che a uccidere Mez la notte del primo novembre possa essere stato proprio Raffaele, agendo in piena autonomia. Lei invece, racconta nelle cinquanta pagine scritte a mano, alternando ricordi e riflessioni a canzoni e poesie, è innocente. Ha avuto un coltello in borsa solo durante un viaggio in Nord Europa, e se fosse stata presente nel casolare il primo novembre «forse Meredith non sarebbe morta».
Però quella sera, scrive l'americana, lei era nella casa dell’ex fidanzato, dove ha fumato marijuana e si è addormentata. Ma non esclude che Raffaele, mentre lei dormiva, possa essere andato in via della Pergola a violentare e poi uccidere la studentessa inglese. E potrebbe essere stato ancora Lele, scrive la ragazza, a «contaminare» l'arma del delitto con il suo Dna facendoglielo toccare nel sonno, prima di lavarlo e rimetterlo a posto. «Ma se è andata così non capisco perché l'abbia fatto», conclude la sua ipotetica ricostruzione la Knox. Che non spende nemmeno una riga del suo diario per Rudy né per Lumumba (il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile dal Riesame: il congolese è già tornato in libertà).
D’altra parte Amanda proprio ieri aveva cancellato con una sola frase la sua stessa versione dei fatti precedente, scagionando Patrick, dopo averlo indicato, il 5 novembre, come esecutore materiale dell'omicidio di Mez. «Non so perché l’ho coinvolto in questa vicenda, mi dispiace», spiega in mattinata al presidente del Riesame, Massimo Ricciarelli, ribadendo comunque la propria innocenza tra le lacrime: «Ero a casa di Lele, io con la morte di Meredith non c’entro». La sua udienza comincia verso le nove e trenta e dura un paio d’ore. Le mani tra le ginocchia, la testa bassa, i capelli biondi legati da una treccia, Amanda alterna momenti di serenità con crisi di pianto, prima di tornare in carcere intorno a mezzogiorno, aspettando la decisione in cella. Ma il tribunale non le ha creduto. A smentire la sua storia ci sono nuovi elementi di indagine, già finiti nel fascicolo dell’inchiesta. Si tratta di alcune intercettazioni ambientali di colloqui di FoxyKnoxy con la madre e il padre nel carcere umbro, chiacchiere durante le quali la ragazza, ignorando di essere ascoltata, avrebbe in qualche maniera fornito elementi che la collocherebbero sulla scena del crimine.
La prima mattina fuori dal carcere dopo 26 giorni non finisce bene nemmeno per Raffaele. Il barese aspetta il suo turno di fronte al collegio del Riesame mangiando panini con la mortadella, poi ribadisce di aver trascorso la notte del delitto di fronte al pc. È la sua versione di sempre. Calmo e controllato, di fronte al giudice Sollecito conferma di non aver mai lasciato la sua piccola casa di corso Garibaldi fino alla mattina successiva alla morte di Mez. Non cita mai direttamente Amanda. Ma ha molta voglia di parlare quando i giudici ricordano che per la perizia della polizia postale quella notte il suo Mac era inoperoso. Sul punto il quasi ingegnere informatico Lele replica con una lunga e dettagliata disquisizione tecnica, spiegando tutto quello che ha fatto di fronte al monitor la sera del primo novembre, cercando di dimostrare che c’è stata «interazione umana» e che dunque il suo alibi è valido: «Sono innocente, quella sera sono stato a casa mia e ho lavorato al computer». Anche per lui l’autodifesa e le perizie dei consulenti di parte non bastano a riottenere la libertà.
Poco dopo le 17 arriva la decisione del Riesame. I due ragazzi restano in carcere. «Soddisfatto per la conferma dell'impianto accusatorio» il pm Giuliano Mignini, e «soddisfatti» anche i familiari di Mez, come spiega Francesco Maresca, avvocato dei Kercher. Prudenti i legali di Lele e Amanda, che aspettano il deposito delle motivazioni per commentare il «no» alla scarcerazione dei due indagati, ex fidanzati e sempre più distanti. Torneranno presto entrambi di fronte al pm: il 6 dicembre Sollecito, il 12 la Knox. E la ragazza dovrà spiegare quelle frasi «carpite» nei suoi colloqui in carcere, oltre a motivare come sia nata «l’ipotesi» di Lele assassino, messa nero su bianco sul diario.
Ora si aspetta il ritorno di Rudy Hermann Guede, l'unico che ammette di essere stato in via della Pergola mentre Meredith veniva uccisa, anche se si proclama innocente e lancia sospetti su Amanda. Il via libera da Coblenza dovrebbe arrivare già lunedì. Poi sarà compito della polizia italiana andarlo a riprendere in Germania, prima possibile.