Perugia, caso Meredith Amanda crolla e piange: "Accusata ingiustamente"

Amanda Knox, in carcere per l'omicidio di Meredith Kercher, in lacrime in tribunale: "Sono stata accusata ingiustamente, spero ancora nella giustizia". Poi si rivolge ai genitori della vittima: "È inconcepibile quello che avete subito voi e lei, non è giusto"

Perugia - Amanda Knox, la ragazza dallo sguardo di ghiaccio, in prigione per aver ucciso la studentessa Meredith Kercher, crolla in aula e piange. "Alla famiglia di Meredith voglio dire che mi dispiace molto che lei non c’è più. Anche io ho delle sorelle più piccole e anche solo pensare alla loro mancanza mi terrorizza", ha detto rivolgendosi ai familiari di Meredith Kercher in una dichiarazione spontanea durata circa un quarto d’ora resa davanti alla corte d’assise d’appello di Perugia. "È inconcepibile quello che avete subito voi e lei, non è giusto", ha aggiunto Amanda con la voce rotta dalle lacrime. "Ogni giorno -ha concluso- la ricordo, il mio cuore è spezzato. Non siete soli quando pensate a lei". Amanda ha detto che spera che le sue parole arrivino anche a chi non era presente, come appunto i genitori di Meredith che seguono il processo dall’Inghilterra. L’avvocato Francesco Maresca che li rappresenta si è alzato ed è uscito quando ha preso parola la Knox.

"Sono accusata ingiustamente" Ha detto di essere "ingiustamente condannata" la Knox nelle sue dichiarazioni spontanee fatte questa mattina davanti alla Corte d’assise d’appello di Perugia in occasione della seconda udienza del processo. Amanda si è detta anche "più consapevole che mai di questa esperienza e realtà dura e non meritat". "Io spero ancora nella giustizia - ha aggiunto - e sogno un futuro. Anche se questa esperienza di tre anni pesa di angoscia e di paura". Ha definito uno "choc" l’essere arrestata e accusata. "Mi ci è voluto molto tempo - ha aggiunto la studentessa americana - per confrontarmi con la realtà di essere accusata ingiustamente. Stavo in carcere, il mio volto era dappertutto. Facevano pettegolezzi su di me, quasi sempre insidiosi, ingiusti e cattivi sulla mia vita privata. Vivere questa esperienza mi risulta inaccettabile". Ha detto di aver sperato per molto tempo che "tutto si sarebbe sistemato come dovuto, che questo sbaglio enorme nei miei confronti sarebbe stato riconosciuto". Per questo, " ogni giorno passato in cella o in aula era un giorno più vicino alla mia libertà. Questa era la mia consolazione".