Perugia, ci sono i dna di Meredith e Amanda sul coltello di Sollecito

Nuovi indizi contro l’americana e il fidanzato. La lama era stata lavata con la candeggina. Altre macchie di sangue di Sollecito e della Knox trovate su uno straccio e una spugna. <strong><a href="/a.pic1?ID=220879" target="_blank">Si alleggerisce la posizione di Lumumba</a></strong>

Perugia - È in un coltello da cucina la prima risposta al giallo dell’omicidio di Meredith. Una lama lunga tredici centimetri lega insieme tre nomi. Quelli della vittima, Meredith Kercher, e di due dei tre indagati per l'omicidio: Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Di Mez e di Amanda sul metallo è rimasta la firma biologica, esaltata dall’esame del Dna, che mercoledì notte ha dato esito positivo: l’inglese l’ha lasciata, suo malgrado, nei pressi della punta, l’americana alla base, vicino al manico. Manca un'impronta di Raffaele. Ma resta il fatto che il coltello è suo e si sospetta che sia stato lavato con la candeggina.

Gli è stato sequestrato a casa, la sera del suo arresto, insieme alla seconda lama a serramanico (la prima gli era stata presa direttamente in questura poco prima del fermo), alle scarpe «compatibili» con l’impronta ritrovata sulla scena del delitto, a un paio di mutande macchiate di sangue e a un secchio con straccio annesso. E anche l’esame di quest’ultimo reperto ha fornito una risposta agli inquirenti: la polizia scientifica, diretta da Alberto Intini, dallo strofinaccio ha recuperato il Dna di Raffaele e Amanda. Ed è della ventenne americana il sangue sulle mutande di Raffaele, ma qui non c’è nessun giallo, nessun legame con il delitto: la ragazza le avrebbe indossate nei giorni successivi all’omicidio mentre aveva le mestruazioni. Ancora da completare, invece, i test sui coltelli da tasca e sulle scarpe.

Quella arrivata da Roma è la prima svolta nell’inchiesta. Anche se non è scientificamente dimostrabile che il Dna di Mez sulla lama sia il residuo latente di una traccia di sangue, il coltello da cucina che tiene insieme gli ex fidanzatini e la vittima non sarà una pistola fumante, ma è certamente un elemento forte. Che ha un peso notevole in questa fase dell’indagine e conforta i sospetti degli inquirenti su Amanda e su Raffaele. In procura si valuta anche la possibilità che le armi che hanno ferito Meredith siano due, e almeno due le persone.

Un coltello utilizzato per minacciarla, che le ha lasciato tagli superficiali sul viso e sul collo. E un altro che sarebbe affondato, uccidendola. Se la lama che porta su di sé i codici genetici di Mez e della sua coinquilina è tra queste (l’esito del test per gli ambienti investigativi è una «forte indicazione» in questo senso), si fa strada la possibile premeditazione: a differenza di un coltello da tasca, non c’è un ragionevole motivo per portare da una casa all'altra quello che dovrebbe essere un utensile da cucina. Resta da chiarire il ruolo di Patrick, se ne ha avuto uno, ma le indagini stringono su Amanda e Raffaele. Per l'accusa, prima di risvegliarsi insieme il 2 novembre nel letto del barese, avrebbero preso parte al delitto, inscenato il furto nel casolare e infine sarebbero tornati a casa, riportando incautamente anche il coltello e mettendolo a posto dopo averlo lavato. Sull'ipotesi del coinvolgimento del ragazzo barese non concordano i suoi legali, Luca Maori e Marco Brusco. I due ricordano che nella cucina di Raffaele Amanda era di casa, e il coltello era a sua disposizione. Quanto allo straccio, per i difensori del barese il ragazzo ha già detto di averci pulito, insieme alla fidanzata, la cucina del proprio appartamento, allagata la sera del 1° novembre.