Perugia indaga sui rapporti con un pm romano

L’arbitro sospeso per quattro anni, interrogato ieri dai magistrati umbri

da Perugia

Due ore di audizione davanti al sostituto procuratore di Perugia Sergio Sottani. L’ex arbitro Massimo De Santis è stato ascoltato nel capoluogo umbro come persona informata dei fatti in merito ai suoi rapporti con i magistrati romani che si occupano dell’inchiesta sulla Gea World. Un fascicolo riguardante l’ex fischietto romano (squalificato per quattro anni dalla giustizia sportiva in seguito a Calciopoli, ma indagato dalla procura di Napoli per associazione a delinquere) è stato aperto dopo la trasmissione di un’intercettazione compiuta dalla procura di Napoli: in essa De Santis, parlando con un’altra persona, farebbe riferimento a notizie a suo dire provenienti da ambienti giudiziari romani. Nel colloquio si accennerebbe anche al nome di un magistrato della capitale (anche se nessuno di loro risulta interessato dagli accertamenti svolti dalla procura di Perugia).
«Il verbale dell’audizione è stato segretato, non possiamo dire niente», commentano Silvia Morescanti e Paolo Gallinelli, legali di De Santis. Ex fischietto internazionale, il direttore di gara romano era stato designato come unico italiano al Mondiale 2006 ma dopo lo scoppio dello scandalo sostituito da Rosetti. «Ho finito di dirigere - sottolinea De Santis - il giorno in cui mi hanno tolto la possibilità di andare in Germania. Penso che oggi non ci siano più le condizioni per scendere in campo. Mi aspetto solo una cosa e cioè che sia ristabilita quella giustizia per tutti che non è stata fatta nel processo sportivo. Bisognerebbe ricominciare da capo con indagini sportive nuove, anche alla luce di quanto è avvenuto con le vicende Telecom. È giusto iniziare a dare la possibilità di difesa alle persone perché noi non ci siamo difesi. Io sono stato condannato a quattro anni di squalifica da innocente e lo stesso è successo per sanzioni comminate ad altri tesserati e società». De Santis dice di non essere interessato all’arbitrato del Coni al quale non si è rivolto, scegliendo invece la strada del ricorso al Tar. «La giustizia sportiva ha dato dimostrazione di non essere stata in grado di giudicare, penso che la via del tribunale ordinario sia quella giusta per ristabilire la verità vera». E intanto, sul caso Telecom, martedì Borrelli sentirà il vicepresidente dell’Inter Rinaldo Ghelfi. E, nei giorni successivi, anche Carlo Buora.