Perugia, Meredith è stata violentata dal suo assassino

Secondo l’autopsia la ventiduenne inglese sgozzata a Perugia ha avuto un rapporto prima di essere uccisa. E forse il killer ha lasciato il suo Dna

Meredith Kercher non poteva immaginare che l’ultimo volto che avrebbe visto nella sua breve esistenza sarebbe stato quello del suo assassino. Lo conosceva, forse lo stava aspettando. Ignara, un po’ stanca per i bagordi della sera prima, l’Halloween all’italiana, ma felice. Sorridente. Dalle amiche, dalle quali era andata a vedere un film, si era congedata alle 9 di giovedì sera. «Torno a casa, vado a dormire», le ultime parole. Magari una piccola bugia, lei così riservata, per non dire chi doveva incontrare. La bella inglesina venuta in Italia da appena due mesi, affascinata dai colori e dai profumi di una terra da cartolina, nel casolare perugino che condivideva con altre studentesse, ci sarebbe arrivata assieme alla persona che alle tre di notte l’ha sgozzata. O perlomeno gli ha aperto la porta. Almeno così ipotizzano gli investigatori. Quella stessa persona si è trasformata nel suo carnefice e prima di ucciderla, con un taglio, secco, preciso alla gola, l’avrebbe violentata. Lei ha provato a resistere, ci sarebbe stata una colluttazione come provano graffi ed ecchimosi trovati sul cadavere. Ma forse c’è qualcos’altro che l’omicida ha lasciato: il proprio Dna.

Questo raccontano i primi risultati dell’autopsia effettuata ieri. Un «lavoro» più lungo del previsto, accurato, scrupoloso al limite della pignoleria: Luca Lalli, il medico incaricato dalla Procura, sa bene quanto le sue conclusioni siano fondamentali per impiantare le basi dell’inchiesta.

«In questo momento fare supposizioni e ipotesi è la cosa più errata possibile», ha anticipato lui. «Dall’autopsia sono emersi elementi che servono per ricostruire le possibili dinamiche che allo stato non è possibile definire. Si tratta di rilievi interessanti - ha spiegato - che in questo momento vanno però ricomposti nel puzzle del caso».

Prima aveva avuto un lungo colloquio con investigatori e magistrati. Sarà per questo che gli inquirenti ieri sono tornati sulla scena del delitto. Stavolta facendosi accompagnare da una ragazza, non è chiaro se un’amica della vittima o una delle coinquiline. «Dobbiamo incrociare i risultati dei vari accertamenti in corso, compresi quelli della autopsia compiuta oggi», ha spiegato il questore Arturo De Felice. «Il materiale sul quale lavoriamo aumenta di ora in ora - ha spiegato ancora il questore - ma per i necessari riscontri e la valutazione del quadro complessivo serve altro tempo». Con loro anche il pm, Giuliano Mignini. Lui, tanto per cambiare, non ha voluto parlare con i giornalisti.

Ieri con le analisi degli esperti della Scientifica sono proseguiti anche gli interrogatori. Conoscenti, amici, colleghi universitari di Meredith: si cerca di fare piena luce sulle frequentazioni e le conoscenze della ventiduenne.

Tracce utili, e forse proprio il nome dell’omicida, si attendono dai tabulati dei due cellulari portati via alla vittima la notte del delitto e abbandonati accesi nel giardino della villetta di un’anziana. Ma ci vorrà ancora qualche giorno, soprattutto per confrontare dichiarazioni ed eventuali alibi dei possibili sospettati.

Gli uomini della mobile, stanno ricostruendo un puzzle, cercando e sistemando pian piano i giusti tasselli. Si tratta come al solito di stingere i cerchi, scartando l’«impossibile», procedendo per eliminazione. Si spera, solo una questione di tempo.