Peruzzi, il complice di Sandalo: "Bombe per difendere gli italiani dall’islam"

In due anni 60 telefonate, due e mezzo al mese, meno
di una ogni due settimane. Non era esattamente bollente la linea
anti-Islam inventata da Maurizio Peruzzi. Il chimico milanese arrestato
ieri con l’accusa di avere fornito tecnologia esplosiva per gli agguati alle moschee

Sessanta telefonate in due anni. Una media di due e mezzo al mese, meno di una ogni due settimane. Non era esattamente bollente la linea anti-Islam inventata da Maurizio Peruzzi. Il chimico milanese arrestato ieri con l’accusa di avere fornito tecnologia esplosiva a Roberto Sandalo per gli agguati alle moschee, aveva tappezzato lampioni e caselli autostradali del nord Italia con gli adesivi marchiati Sos Islam e un numero di telefono cellulare: che squilla malinconicamente a vuoto, fin quando scatta la segreteria e la vocetta di Peruzzi dice «Lega Anti Islamica, lasciate un messaggio». Di messaggi ne arrivavano pochini, e quasi tutti di insulti e di sfottò. Solo qualcuno è parso davvero appassionarsi alla crociata, ma pare si trattasse di tapini: che comunque sono stati anche loro indagati.

«La mia intenzione era quella di organizzare una società segreta finalizzata alla difesa del cittadino contro l’Islam», pare abbia detto Peruzzi quando la Digos si è presentata con le manette al suo agriturismo nell’Oltrepò piacentino. Ma - stando almeno alla parte venuta dell’inchiesta finora venuta alla luce - la società segreta per ora è limitata a loro due: Roberto e Maurizio, l’ex terrorista rosso e il chimico col pallino dell’omeopatia. A favore del quale va detto che ci vuole una buona dose di coraggio per andare a fare sodalizio criminoso con uno come Sandalo, che in genere appena lo arrestano fa nomi e cognomi di tutti i suoi compagni d’avventura. Stavolta, a dire il vero, Sandalo sta tenendo duro. Interrogato dal giudice dopo essere stato preso in flagrante, non ha chiamato in causa a nessuno.

È la sequenza degli avvenimenti tra venerdì pomeriggio e ieri mattina a raccontare come la Digos a identificare anche «Maurizio il Chimico» ci fosse arrivata già con mezzi propri. Proprio i rapporti con Peruzzi erano l’asso che gli investigatori tenevano in serbo per la fine dell’interrogatorio, l’intoppo che doveva servire a smontare la linea difensiva di Sandalo: il quale, da un lato minimizzava la portata degli attentati, dall’altro rivendicava l’assoluta solitudine in cui avrebbe agito. Racconta chi era presente all’interrogatorio: «Sandalo reclama la sua autonomia rispetto a chiunque». Ma l’ex di Prima linea non si è smosso neanche quando i magistrati hanno dimostrato di essere pienamente a conoscenza dei suoi contatti con «Maurizio il Chimico».

Quando gli hanno chiesto di spiegare i suoi rapporti con Peruzzi, Sandalo ha alzato le spalle: «È vero, lo conosco, gli ho chiesto una volta come mai un certo prodotto chimico non si trovava più in circolazione e lui mi ha consigliato un prodotto alternativo». Di bombe e di attentati, dice Sandalo, con Peruzzi non abbiamo mai parlato. Peccato che i risultati dell’indagine dicano altro e che altro dicano anche i fusti di ingredienti per ordigni trovati imboscati dalla Digos nel regno di Peruzzi, nascosti tra le damigiane di Gutturnio nell’agriturismo di Nibbiano, in val Tidone. Tutta roba - Gutturnio a parte - che per la Digos testimonia dei preparativi di un altro attentato incombente. Ma che testimonia anche della scarsezza di mezzi e di risorse della banda: più che una banda un duo, una coppia tanto pericolosa quanto improbabile.

Tanto che il dottor Daniele Nani, un serio studioso di omeopatia che con Peruzzi ha scritto più di un testo e si è frequentato per anni, ieri non sapeva dire altro che: «Sono esterrefatto. Maurizio è un genialoide, una persona tranquilla. E quando gli capitava di brontolare su come vanno le cose in Italia lo faceva, come dire, senza alcuna maniacalità».