Pesca a strascico, giro di vite della Finanza

Non sembra arrestarsi il fenomeno che vede molti comandanti di motopesca, esercitare la pesca a strascico a trazione meccanica, in zone vietate ed in aree marine protette, con reti non consentite, cioè con maglie inferiori a 40 millimetri e pescare ad una distanza inferiore alle tre miglia dalla costa, (oltre 5 chilometri), o in fondali inferiori ai 50 metri di profondità.
Negli ultimi due anni di controllo nella zona costiera compresa tra Anzio e Civitavecchia, la Guardia di Finanza ha tracciato una sorta di mappa dei «predoni del mare» e ora lancia l’allarme. La pesca a strascico impoverisce i fondali recando gravi distorsioni all’equilibrio dell’ecosistema.
L’ultima operazione, denominata «Strascicopoli» ha portato ad un risultato davvero sconfortante. Sono ben 160 le reti a strascico vietate e da posta «tipo barrakuda» confiscate; oltre 6 quintali di pescato sottoposto a sequestro; ingenti sono stati i quantitativi di «pesce sottomisura» che è stato rigettato in mare, in quanto non commercializzabile; 240 i soggetti verbalizzati; 235 illeciti amministrativi; 40 persone denunciate all’autorità giudiziaria.
«In due anni - spiegano al comando della Guardia di Finanza - i predoni del mare, con il loro atteggiamento di disprezzo delle leggi, hanno arrecato rilevanti danni economici al comparto e a tutta la filiera pesca, con conseguente perdita di immagine, anche del lavoro svolto dagli onesti pescatori».
I cosiddetti «pescatori di frodo», vengono avvistati e fotografati dai mezzi aerei ad ala rotante della sezione aerea di Pratica di Mare. Tutta la documentazione comprovante l’attività illegale svolta, le fotografie e i video girati durante le missioni con l’ausilio di un sofisticato gps di bordo, consentono ora di inchiodare i recidivi alle loro responsabilità.
«I danni maggiori, però, - spiegano i finanzieri - sono quelli che si registreranno fra qualche anno quando la distruzione delle piante marine non consentirà più il ripopolamento ittico, comportando una forte riduzione delle risorse ittiche di specie pregiata con gravi ripercussioni per il settore della pesca.
Il solo comando sezione aerea delle Fiamme gialle del Lazio, ne ha sorpresi in flagranza di violazioni alle leggi sulla pesca, ben sessanta. Un numero considerato molto alto e senza precedenti, in ragione di quanti esercitano l'attività di pesca a strascico, nel rispetto delle regole del mare e del buon senso.
«In futuro extrema ratio extremo rimedio» avvertono dal comando della Guardia di Finanza. In flagranza di violazioni, sarà applicato il codice penale, articoli 635 e 734 (danneggiamento e deturpamento delle bellezze naturali - reclusione fino ad un anno e il pagamento di un’ammenda fino ad oltre 6mila euro). A carico dei comandanti responsabili dei reati ipotizzati, scatterà inoltre anche il sequestro dell’unità da pesca (motopesca).