Pescara, indagato Toto In manette il sindaco

Sono 40 gli indagati
nell’inchiesta sulle tangenti negli appalti pubblici. <strong><a href="/a.pic1?ID=314601">Arrestato il sindaco D’Alfonso (Pd)</a></strong>. Versati dal patron di AirOne finanziamenti a società ricollegabili a D’Alfonso per 200mila euro

Pescara - Sono 40 complessivamente gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Pescara sulle presunte tangenti negli appalti pubblici. Ieri sera l’arresto del sindaco Luciano D’Alfonso, che in mattinata ha lasciato l'incarico, dell’imprenditore Massimo De Cesaris e dell’ex dirigente al patrimonio del comune di Pescara, Guido Dezio. Tra gli indagati anche il patron di AirOne, Carlo Toto, il figlio Alfonso e l’imprenditore Dino Di Vincenzo.

Indagato Carlo Toto Secondo l’accusa Carlo Toto e il fratello Alfonso avrebbero fornito al sindaco di Pescara un’auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area AirOne, pranzi e cene per circa 11mila euro. I fratelli Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D’Alfonso (100mila euro alla Pro Loco di Lettomanoppello, 100mila mila euro per acquisito mezzo di soccorso sempre a Lettomanoppello).

Le presunte tangenti pagate da Toto Diversi gli episodi che il gip, Luca De Ninis, cita nell’ordinanza di custodia cautelare in relazione alle presunte tangenti che Carlo Toto e il figlio (e non fratello come riferito in precedenza), titolati della Toto Spa, avrebbero versato a Guido Dezio, segretario del sindaco di Pescara e allo stesso Luciano D’Alfonso. Un somma di 7mila euro, nel marzo-aprile 2006, quale contributo non dichiarato in prossimità delle elezioni politiche nazionali del 2006 (somma riscossa con la collaborazione di Guido Dezio). Viaggi gratuiti sulla compagnia area Air One tra il 2003 e il 2006. Il pagamento a D’Alfonso ai ai suoi familiari una vacanza a Malta e Venezia, nella Pasqua del 2006, mettendogli a disposizione per il viaggio un aereo privato Iulia Falcon 20 per la tratta Pescara-Malta-Venezia (costo del volo 25.893 euro o sostenuto interamente da Airone Spa verso la Airone Executive). Il pagamento di 10.843 euro in favore dell’Agenzia Orchidea Viaggi che aveva rilasciato biglietti di viaggio a D’Alfonso per una vacanza il 15 maggio 2006 (pagamento avvenuto alla fine del settembre 2006). Il pagamento di cene personali, di rappresentanza ed elettorali, presso il ristorante Sea River di Pescara per un importo pari a 10.800 euro sino al 18 dicembre 2006. Il finanziamento di 10mila euro, per ritorno di immagine del sindaco, nel gennaio 2007. La contropartita per tali elargizioni - secondo l’impianto accusatorio della Procura di Pescara - sarebbe stata "la promessa volontà politica benevola" verso l’impresa Toto Spa. In particolare l’analisi del project financing aggiudicato alla Toto Spa per la gestione della cosiddetta area di risulta della ex stazione ferroviaria.

Il pm: "Soldi in cambio di favori" "L’accusa ritiene che sia stato provato il passaggio di soldi in cambio di atti amministrativi favorevoli: sono stati sentiti dei testimoni ma è un’indagine documentale". Il procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, ha accertato tangenti da imprenditori riconducibili all’ex sindaco per circa 200mila euro "più altri benefici". La richiesta di arresti domiciliari era stata presentata al gip Luca De Ninis a metà novembre: il 2 dicembre scorso a D’Alfonso erano stati "correttamente" comunicati i capi di imputazione, una settimana dopo - il 9 dicembre - D’Alfonso si era di nuovo recato dal Pm Gennaro Varone per dichiarazioni spontanee a sua difesa. Ma ieri sera ecco l’arresto ai domiciliari eseguito dalla Squadra mobile: "Perchè non stamani? - ha detto Trifuoggi - abbiamo preferito evitare spettacolarizzazioni, anche perchè sapevamo che D’Alfonso avrebbe presentato la lettera di dimissioni da sindaco e da segretario regionale del Pd questa mattina. Nel verbale del 9 dicembre, infatti, c’ è scritto che D’Alfonso aveva già dato le lettere di dimissioni al suo avvocato che le avrebbe ufficializzate dopo le elezioni. Ma Procura e Gip evidentemente hanno ritenuto che le dimissioni non fossero sufficienti per evitare gli arresti domiciliari richiesti a novembre".