Pescatori incrociano i remi per un giorno

Il caro gasolio incide fino al 40% sui costi Alemanno: «Più autonomia da Bruxelles nel settore»

Emiliano Farina

da Roma

Pescherecci ormeggiati alle banchine, slogan di celentaniana fattura e occupazioni simboliche. Ma questa volta i capricci del mare non c'entrano. A fermare i pescatori e lasciare senza pesce le tavole degli italiani, ieri mattina ci hanno pensato le agitazioni sindacali contro i rincari del gasolio. Una protesta che ha coinvolto le marinerie più importanti della Penisola, da Lampedusa a Napoli, dal Lazio alle Marche, dalla Liguria al Veneto: le onde della contestazione sono state sospinte dalla difficile situazione in cui versa il settore. Da una parte, gli armatori e le cooperative di pescatori chiedono un nuovo regime fiscale accompagnato da una maggiore attenzione delle istituzioni europee, dall'altra auspicano a gran voce l'intervento del governo per congelare il costo del carburante per almeno due anni. A Lampedusa, una rappresentanza della categoria ha occupato simbolicamente il palazzo comunale. Sulle coste laziali, lo sciopero del pesce ha paralizzato una trentina di pescherecci. Ad Ancona, numerosi gruppi hanno manifestato lungo il tratto di mare che collega il porto pescherecci con quello marittimo. I rappresentanti di un centinaio tra cooperative e armatori hanno annunciato che se non dovesse arrivare una risposta dal Governo, verranno organizzate altre manifestazioni: «Ma non tranquille come questa». Lo sciopero nasce dal fatto che si è passati dai circa 30 centesimi al litro di gasolio (2001) agli attuali 53, un incremento che incide sulla metà dei ricavi. A Genova un centinaio di pescatori ha scelto di manifestare lungo le strade della città. A Venezia il corteo di barche e pescherecci delle marinerie dell'Alto adriatico ha sfilato lungo i canali per poi approdare a Palazzo Balbi, nell'ufficio dell'assessore regionale alla Pesca, Maria Luisa Coppola. Quella delle marinerie nazionali è stata una protesta contenuta, organizzata sull'esempio dei colleghi spagnoli che una decina di giorni fa hanno bloccato cinquemila pescherecci. Il motivo? Sempre lo stesso: il caro gasolio. Una risposta è già arrivata dal ministro alle Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno che ha annunciato di star «valutando con Ecofin e Bruxelles interventi per la pesca dal punto di vista fiscale». Previsto, inoltre, «a breve un incontro con l'Unione petrolieri e Eni per ridurre il costo del carburante». Per quanto riguarda le polemiche che da tempo si trascinano con l'Unione Europea il ministro ha sottolineato come vi siano «dei provvedimenti dell'Ue che non riteniamo validi per la nostra pesca e per le specificità del Mediterraneo», ragion per cui «spingeremo - ha proseguito - l'Unione verso una maggiore autonomia nel settore».