Il pesce d’aprile sul Cavaliere beffa anche i grandi giornali

Telelombardia dirama una finta intervista: Berlusconi offre ministeri a Cacciari e Monti

da Roma

Sono le 23 e 17 di lunedì quando la «notizia» irrompe come un virus nel sistema dell’informazione. L’agenzia di stampa Ansa batte un lancio che riporta dichiarazioni «rese a Telelombardia» da parte di Silvio Berlusconi su un possibile «governo di buon senso» in caso di pareggio. Un affondo inatteso che teoricamente equivale a una sonante apertura alle larghe intese. Peccato si tratti di un pesce d’aprile, fatto scattare con quarantatrè minuti d’anticipo rispetto alla giornata in cui è lecito ogni scherzo, dagli studi dell’emittente lombarda attraverso un comunicato inviato via fax. Ma in quel momento nessuno sa ancora nulla. E così inizia una lunga notte di passione per i quotidiani italiani, fatta di dubbi, errori, titoli ad effetto, telefonate concitate, improvvise marce indietro, copie ritirate e dirottate al macero, rotative bloccate per consentire la ristampa di nuove edizioni dei giornali.
La notizia che manda in tilt il sistema dell’informazione è la seguente. «Non escludo nulla sul futuro - viene fatto dire al Cavaliere nel lancio di agenzia -. Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte». Un esecutivo per il quale il leader azzurro avrebbe già in mente due uomini: Mario Monti allo Sviluppo economico e Massimo Cacciari alla Cultura. Un’ipotesi suggestiva se non altro perché proprio al sindaco di Venezia era stato attribuito anni fa un fantomatico flirt con Veronica Lario. Una bufala su cui lo stesso Berlusconi ironizzò scherzando con il premier danese Rasmussen.
Forse proprio questo particolare avrebbe dovuto far scattare qualche campanello di allarme. Ma, complice l’ora tarda e la storica attendibilità dell’Ansa - che da parte sua aveva provveduto a verificare che il numero di fax di provenienza appartenesse effettivamente a Telelombardia - la beffa va a bersaglio. La notizia irrompe subito nelle edizioni on line mentre i giornalisti dei vari quotidiani iniziano a chiamare freneticamente gli esponenti più vicini a Berlusconi ma a nessuno risulta niente della presunta svolta. Ovviamente non risulta neppure al diretto interessato che si trova a Palazzo Grazioli, quando Alfredo, il maggiordomo, gli porta l’agenzia incriminata. Berlusconi salta letteralmente sulla poltrona e dice al suo collaboratore: «Chiamami Federico Galimberti». Il telefonino del giornalista dell’Ansa che da anni segue le sue vicende è acceso. E così Berlusconi può smentire la notizia. «Non mi risulta di aver fatto interviste a Telelombardia in questa campagna elettorale e soprattutto non ho mai fatto i nomi di Mario Monti e di Massimo Cacciari come possibili ministri». Ma sono già le 0.37 e a quel punto, per chi ha dato credito alla svolta berlusconiana, è difficile tornare indietro. Lo è soprattutto per quei quotidiani che chiudono prima le loro edizioni. L’Unità, ad esempio, titola con malcelato compiacimento a tutta pagina: «Berlusconi vede il pareggio: governo con Monti e Cacciari». E la notizia-beffa finisce anche per essere pubblicata, con modalità diverse, da La Stampa, Il Tempo e la Repubblica con quest’ultima che addirittura si spinge oltre, pubblicando nello spazio sopra il titolo la foto di Mario Draghi come «possibile candidato per la presidenza del Consiglio dell’eventuale governo di buon senso». Il Corriere della Sera, invece, blocca l’edizione e procede a una ristampa.
Il velo sulla beffa viene sollevato definitivamente nella mattinata di ieri. È l’editore dell’emittente, Sandro Parenzo, ad assumersi ogni responsabilità per l’incursione goliardica. «Riteniamo che un sorriso in una campagna elettorale che tende ad avvelenarsi possa costituire un esile invito alla moderazione». D’altra parte di pesci d’aprile informativi è piena la storia. Questa volta, però, lo scherzo non è stato fatto ai propri ascoltatori, bensì alle agenzie di stampa e, di conseguenza, all’intero sistema dell’informazione. Una circostanza che non è piaciuta all’Ordine dei giornalisti, il cui segretario, Enzo Iacopino, evidenzia come «i giornalisti non devono trasformarsi in burloni o apprendisti stregoni». Ed è stata ancor meno gradita dall’Ansa che ha coinvolto gli avvocati per valutare se rivalersi o meno sull’emittente lombarda. Qualcuno, però, dentro l’agenzia sorride. E commenta: «Ci hanno fatto un bel tiro. Uno scherzo davvero imparabile».