Pesce, genio tutto italiano che sogna un futuro liquido

Talento leonardesco, curioso e sorprendente, ora ha trasformato un palazzo milanese con pavimenti policromi e oggetti meravigliosi. In nome del colore e della flessibilità

Il punto di vista privilegiato, umano e appassionante, per capire Gaetano Pesce, è vederlo davanti a un'opera d'arte, con l'emozione di chi riconosce anche quello che non conosce e, in ogni caso, si compiace di avere incontrato una persona notevole da cui imparare qualcosa. È l'istinto che guida Pesce prima della conoscenza storica. Se poi questa esperienza, imprevista e desiderata, si vive vedendolo guardare disegni curiosi e misteriosi di Leonardo, si intende il genio italiano che si riproduce in un atteggiamento mentale di intelligenza e di fantasia.

Il corpo, prima degli occhi, si protende rapace, in uno strano punto di equilibrio, reclinato in avanti, mentre la testa si china, come dotata di un becco per carpire quella porzione di cibo prezioso. Il movimento del corpo e della testa di Pesce, come quello della gazza ladra, è rapido, furtivo. Poi, all'improvviso, Pesce si gira come se nulla fosse accaduto, e ricomincia a conversare con amici e astanti senza dare a vedere il piacere e il beneficio della sua rapina. Certo, pur non essendo modesto, Pesce non può far rilevare né intendere la fraternità e la parentela che lo lega a Leonardo, l'incontenibile felicità di quell'incontro, nella situazione favorevole di una mostra chiusa, girando le stanze tra stupore e felicità.

E benché egli sia quasi ariostesco, con la sprezzatura di chi non vuol far trapelare il suo ambizioso pensiero, tu lo guardi e pensi che qualcosa di Leonardo, senza la retorica del genio, viva in lui. E poi vedi il travestimento di un uomo di teatro che si monta barba, capelli e cappelli, per somigliare a Leonardo, e pensi che quella sia una caricatura mentre questo, quello che hai davanti, è un uomo; e che forse Leonardo va restituito a una dimensione umana, di gentilezza, di ingenuità e di fulminante talento, che è quello con il quale l'intelligente e anche iroso Pesce ti affascina. In tanti incontri e in tanta umana fraternità, e con il ricordo affettuoso e vero della sua radice veneta in comune con mio padre, Pesce è la persona più sorprendente e originale che ho conosciuto negli ultimi anni, riscontrandone una seducente somiglianza con le due intelligenze creative più vivaci che ho incontrato nella mia ricerca di talenti artistici, talvolta incontrati come lui, senza cercarli: Luigi Serafini e Filippo Martinez. Se in questi giorni ho incrociato il suo sguardo sui disegni di Leonardo, anni fa lo ho visto osservare stupito le invenzioni surreali di Serafini. Ma il destino ci ha portato anche negli spazi arcani di chiese romaniche, nell'atrio di San Nazzaro Cesia, e perfino in un campo di nomadi, fra architetture stabili e provvisorie, mattoni e camper, in un notturno peregrinare fra Novara e Vercelli.

Gaetano è sempre curioso e stupito come un ragazzo, a Los Angeles come a Venezia, desideroso soltanto e continuamente di conoscere e meravigliarsi. Orgogliosamente italiano anche, soprattutto, nel Nuovo mondo dove anche Leonardo sarebbe certamente andato se gli aerei che stava concependo glielo avessero consentito; era certamente per questo che voleva volare. Pesce gli aerei, tra vecchio e nuovo mondo, li prende con straordinaria frequenza ed è contemporaneamente qua e là, in un'Italia reale e in un'Italia del cuore. Così l'ha concepita per me e per sé, prima nel padiglione Eataly all'Expo, come una bella donna che danza adorna di tutte le meraviglie e le prelibatezze di ogni regione, intanto ricordando il suo libero e irregolare vagare; e poi, come sempre desideroso di esplorare il Tesoro d'Italia che io, prima di tutto per lui, ho temporaneamente rapinato, e ora trasportato a Salò, ha reso festoso il grigio palazzo Morando in via Sant'Andrea a Milano, animandone i pavimenti con resine policrome distese con autonoma fantasia dal fido Stefano Morelli, interprete del suo pensiero. E ha riempito il palazzo di oggetti meravigliosi, vasi, gioielli, sedie, divani, lampade, bizzarre scritture, espressioni di fantasie che nessun design può contenere e riprodurre.

Pesce, se potesse, creerebbe forme con l'ambra, invece che con il prodigioso poliuretano. Ci dice, in queste forme flessuose, non rigide, che il futuro sarà fatto di flessibilità, trasparenza, e traslucidità, con buona dose di colori, libertà, tolleranza, apertura mentale, pluralità, adattabilità, elasticità, organicità, liquidità, incoerenza, spontaneità, non omogeneità. Fantasia, colori, morbidezze, rianimano, come gli spazi dalla terra al cielo, anche bianche statue accademiche con collane di resine colorate, comunque preziose, e mobili come pesci guizzanti che ti accompagnano lungo tutto il percorso per farci credere di essere con loro in un acquario. Lo spazio, come il pensiero, è liquido, e noi ci muoviamo come i corpi fluttuanti nella Deposizione di Santa Felicita del Pontormo, il solo maestro di Pesce, a sua insaputa. Pesce, più avanti di Bill Viola, lo riproduce in resina. Un'altra vita, più resistente, più luminosa. Una promessa di Felicità. E sarà festa per tutti.