Dal pesce alla vela, viva il «free-ciclo»

Perché buttare nel cassonetto qualcosa che può tornare utile a qualcun altro? Un mobile, un passeggino, una vecchia aspirapolvere. Qualsiasi cosa. Tra coloro che preferiscono riciclare un oggetto anziché gettarlo via sono sempre più numerosi quelli che si rivolgono a «Freecycle», organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è evitare, grazie allo scambio reciproco, che beni ancora utilizzabili finiscano in discarica. Il meccanismo è semplice: una volta iscritto alla mailing list, chi vuole disfarsi di un determinato articolo viene messo in contatto con chi sarebbe ben lieto di appropriarsene e viceversa. Sul piatto qualsiasi cosa: finanche una barca a vela. Nato a Tucson in Arizona cinque anni fa, «The Freecycle Network» si è diffuso su scala mondiale approdando nella Capitale nel 2006, dove in seguito a qualche difficoltà iniziale ha finalmente preso il largo. «All’inizio la piattaforma on-line era frequentata esclusivamente da stranieri, americani prevalentemente, forse perché più avvezzi alla cultura dell'usato - racconta Federica, una dei responsabili di Freecycle Roma - ma in breve tempo ha fatto breccia anche nei romani». Gli iscritti alla mailing list di «Freecycle Roma» oggi sono all’incirca un migliaio e aumentano ogni ora che passa. «Si contano una dozzina di adesioni al giorno», prosegue Federica. L’utenza è estremamente variegata ma per lo più giovane. Tanti gli studenti fuorisede. Ugualmente variegata è la gamma di oggetti che transita per questo canale. Difficile fare una cernita. Sedie, scrivanie, divani, libri e articoli per la prima infanzia a ogni modo vanno per la maggiore. «Qui ho trovato un lettino con il materasso in lattice per mio figlio che ha sette mesi», si compiace una giovane mamma. Per questo genere di cose, che hanno una durata di vita piuttosto breve, «Freecycle» si profila come un’opzione ideale. «Quando il bimbo sarà cresciuto - continua l’intervistata - rimetterò il lettino a disposizione degli altri utenti». Tra oggetti di uso più o meno comune ogni tanto anche qualche sorpresa. È il caso di un annuncio comparso pochi giorni fa: «Cerco padrone per pesce rosso». Il proprietario, a quanto ci è stato detto, non poteva più prendersene cura e così anche il pesciolino «freeciclato». «Si passa da un estremo all’altro - riprende la parola Federica - basti pensare che due settimane fa un signore ha fatto sapere a tutti di volersi liberare della sua barca a vela». Ormeggiata al porto di Fiumicino da quattro anni, l’imbarcazione necessita giusto di qualche riparazione. «Ho saputo che ha fatto gola a molti», precisa Federica. Non che ce ne fosse bisogno, del resto. Rimediare una barca a vela gratis non è cosa da tutti i giorni. Sorto per mitigare in qualche modo il fenomeno del consumismo, Freecycle rappresenta oggi anche un efficace strumento di risparmio. Dal low cost siamo passati così al no cost. Segno ulteriore di un’economia in crisi dove sono in molti ormai ad aver finito i soldi.