Peschereccio mitragliato, ufficiali Gdf su nave libica Viminale: inchiesta aperta

Dopo aver intimato l'alt al peschereccio dalla motovedetta una raffica di mitra. A bordo della barca libica anche osservatori della Gdf: l’imbarcazione è una delle sei che il governo italiano ha dato alla Libia per contrastare lo sbarco dei clandestini

Lampedusa - Un motopeschereccio della flotta di Mazara del Vallo, l’Ariete, è stato raggiunto da alcuni colpi di mitra sparati da una motovedetta libica che gli aveva intimato di fermarsi. La sparatoria, avvenuta ieri sera a largo delle coste libiche, non ha avuto conseguenze sull’equipaggio, che è riuscito ad evitare l’abbordaggio e allontanarsi. Il peschereccio d'altura, al comando del capitano Gaspare Marrone (nella foto), ha proseguito la navigazione verso il porto di Lampedusa, dove è giunto stamani. Sulla motovedetta libica c’erano anche sei militari italiani: l’imbarcazione è una delle sei, appartenenti alla Gdf, che il governo italiano ha consegnato alla Libia nell’ambito dell’accordo per contrastare l’immigrazione clandestina. 

Inchiesta aperta "La Capitaneria di porto ha aperto un’inchiesta", ha detto un portavoce della Guardia costiera, precisando che in base ai rilevamenti strumentali al momento dell’accaduto l’Ariete si trovava a 31 miglia dalla costa libica, in un’area che la Libia considera propria. Secondo quanto ha riferito il capitano Marrone, l’assalto sarebbe avvenuto al confine con la Tunisia, all’interno del Golfo della Sirte. Una zona che le autorità di Tripoli, nonostante le norme del diritto marittimo internazionale, continuano a considerare di propria esclusiva competenza.

Un marinaio: "Vivi per miracolo" "Hanno sparato all’impazzata sfiorandoci; solo per un caso, inoltre, non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas (nella foto)". Alessandro Novara, uno dei dieci uomini d’equipaggio del motopesca, è ancora sotto choc mentre mostra i danni provocati dai colpi di mitraglia.

L'armatore: "Non stavamo pescando" "Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando", ha detto Vincenzo Asaro, l’armatore mazarese dell’Ariete. Asaro ha anche assicurato come la sosta a Lampedusa sia stata "una formalità per denunciare l’evento imprevisto" e che l’Ariete "riprenderà il mare per un’altra battura di pesca". Intanto da Lampedusa filtrano le prime indiscrezioni sul racconto degli uomini dell’equipaggio.

"Spari da mezzo italiano" In particolare uno dei sette italiani a bordo del motopesca ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l’Italia ha dato alla Libia per il pattugliamento della costa nell’ambito dei controlli anti immigrazione.

Peschereccio danneggiato La fiancata di sinistra del peschereccio è sforacchiata dai proiettili, così come la cabina di pilotaggio, segno che i militari libici hanno sparato anche ad altezza d’uomo. Inoltre uno dei proiettili ha colpito anche una delle tre bombole di gas che si trovavano sul ponte dell’imbarcazione, fortunatamente senza bucarla. In quel caso, infatti, si sarebbe innescata un’esplosione a catena che avrebbe investito i marinai che si trovavano in coperta. I proiettili hanno anche forato un gommone utilizzato dall’equipaggio come tender. 

Decine di salvataggi Il capitano Marrone, comandante del motopesca "Ariete", insieme con il suo equipaggio ha salvato decine e decine di vite umane nel Canale di Sicilia. Il peschereccio mazarese è stato infatti protagonista in passato di numerosi interventi di soccorso a barconi di migranti in difficoltà, tanto da ricevere anche il premio "Per mare", istituito dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati "al coraggio di chi salva vite umane". 

La conferma della Gdf Dalle verifiche effettuate dalle Fiamme Gialle è emerso che c’erano più militari della guardia di finanza come osservatori, e non solo uno come riferito in precedenza, a bordo della motovedetta libica che ha sparato contro il motopesca di Mazara Del Vallo. Lo fa sapere la stessa guardia di finanza, mentre sono in corso accertamenti sull’intera vicenda.