Peschereccio sequestrato dai libici, il comandante: "Noi trattati con durezza"

Il racconto di Nicolo Asaro, comandante e armatore del peschereccio di Mazara del Vallo,  "Valeria
prima", sequestrato ieri mattina dalle autorità libiche a 35 miglia
dalla costa e portato a Tripoli. Che poi al nostro ambasciatore dice, per telefono: "nessun maltrattamento"

Mazara del Vallo - "Siamo stati trattati come animali, come schiavi, ci hanno puntato le armi addosso, i fucili in bocca, siamo stati tenuti tutta la notte in un stanzetta di 5 metri quadrati senza acqua, al caldo". Lo ha detto via radio stamane alle 9, Nicolo Asaro, comandante e armatore del peschereccio mazarese "Valeria prima", sequestrato ieri mattina dalle autorità libiche a 35 miglia dalla costa africana e portato nel porto di Tripoli, comunicando con altri comandanti di motopesca che si trovano nel canale di Sicilia. Secondo la ricostruzione fatta da Pietro Gunnella, comandante del motopesca mazarese "Giovanni Vincenzo", che si trova a 20 miglia a Sud-est di Lamepdusa, stamattina i sei uomini dell'equipaggio del "Valeria Prima" sono stati riportati a bordo e così Asaro è riuscito a raggiungere la radio e ha raccontare ciò che avrebbe subito con il suo equipaggio.Ma poi ha rettificato la sua versione dei fattie parlando al telefono con l'ambasciatore Trupiano ha detto che l'equipaggio non ha subito maltrattamenti.

L'Ambasciata italiana a Tripoli si è attivata stamani con le autorità libiche affinché i rappresentanti del consolato possano fare visita "auspicabilmente in giornata" all'equipaggio del peschereccio. Lo rende noto la Farnesina. A bordo del peschereccio, giunto ieri sera a Tripoli scortato dalle motovedette libiche, ci sono quattro italiani, tra cui l'armatore, e due tunisini. 

"Il comandante del motopesca Valeria prima parlando via radio stamane piangeva come un bambino. Noi siamo semplici pescatori e lavoratori non terroristi o contrabbandieri non è possibile essere trattati così". Lo dice Pietro Gunnella, comandante del peschereccio "Giovanni Vincenzo" che si trova a Sud di Lampedusa e stamattina insieme ad altri pescatori che si trovano nel canale di Sicilia ha captato l'appello via radio di Nicolò Asaro. "Deve intervenire Amnesty international - aggiunge Gunnella - C'é una palese violazione dei diritti umani da parte dei libici. Noi pescatori stiamo organizzando una protesta perché non è possibile essere trattati come schiavi". Tutti i comandanti dei pescherecci nel canale di Sicilia hanno ascoltato il racconto, a tratti altamente drammatico, di Asaro e sono consapevoli e molto preoccupati che quello che è capitato all'equipaggio del "Valeria prima" possa accadere anche a loro. Per questo invitano "le autorità italiane ad intervenire immediatamente per liberare i pescatori italiani".

Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il sottosegretario Vincenzo Scotti seguono costantemente l'evolversi della situazione. Lo rende noto la Farnesina, aggiungendo che il ministro è stato aggiornato sulla vicenda dall'ambasciata di Italia a Tripoli che, sin da ieri mattina, si è immediatamente attivata.

"Nessun maltrattamento" Nicolo Asaro ha in seguito riferito - parlando al telefono con l'ambasciatore d'Italia in Libia Francesco Trupiano - che nei confronti dell'equipaggio non vi sono stati maltrattamenti di sorta. Lo si è appreso alla Farnesina. Asaro ha dunque dato una versione diversa dei fatti smentendo maltrattamenti nei confronti dell'equipaggio. Questa mattina il reggente del consolato italiano a Tripoli ha potuto fare visita ai connazionali a bordo del peschereccio sequestrato, che si trova agli ormeggi nel porto commerciale della città, e ne ha potuto constatare le buone condizioni di salute. L'ambasciata e il consolato generale - assicura la Farnesina - continueranno a rimanere in contatto con i pescatori italiani e ad assicurarsi che venga loro garantita tutta l'assistenza necessaria, in attesa che la vicenda possa concludersi al più presto nel migliore dei modi.