Petacchi unica certezza nel Giro dei maghetti

di Cristiano Gatti
Due giorni: una cronotappetta per squadre, una tappa di trasferimento per gli sprinter. Bastano due giorni così e qui hanno già capito tutto. Tirano conclusioni. È un piacere sentirli, gli espertissimi. Tutta una congrega di ex professionisti, di opinionisti, di eminenti inviati: con aria saputa, sono già in grado esprimere giudizi. Allora, in rigoroso ordine alfabetico. A come Armstrong: lo vedono benissimo. È bastato vederlo in gondola, alla vigilia, per la sfilata inaugurale di Venezia. Titolo della Gazzetta: «Basso è avvisato, Armstrong fa sul serio». Poi la cronosquadre. Voglio espormi anch'io, perché non si dica che mi nascondo dietro agli altri: l'ho visto grosso di sedere, come uno zio pensionato e un po' adiposo rispetto al Lance dei sette Tour, che sia detto senza malizia aveva un sederino da modella, fattore determinante per un ciclista. Aggiungo che alla fine della breve prova, peraltro in gran parte sostenuta a ruota dei compagni, l'ho visto sudare come non l'ho mai visto neppure sul Mont Ventoux. Sia chiaro: normale per un tizio che non corre da tre anni e che di età ne fa 38. Eppure qui non si può dire: leggo, e mi scuso se cito ancora la Gazzetta, che «sull'arrivo abbiamo rivisto gli occhi grintosi degli anni d'oro. Lance diceva di stare bene, la prova di ieri ci convince che sta ancora meglio». Cassani uguale: l'ha visto benissimo. Che dire: per fortuna, nei prossimi giorni, sulle prime montagne, avremo già qualche risposta. Almeno, sarà vera. E se Armstrong sarà realmente così forte, finalmente lo vedremo benissimo anche tutti quanti noi.
Poi c'è la B come Basso. Anche per lui, prime sentenze. L'hanno visto malissimo nella cronosquadre (Tuttosport il più impietoso). Non parliamo dei 13'' persi nel finale caotico di Trieste: sul palco Rai, già si parla di prima sconfitta e di Basso sottotono. Tutto questo dopo due giorni, dopo due tappe ridicole. Come fanno? Non so dire. O sono tutti maghi Otelma, o qualcuno sta sparando bischerate. Personalmente mi fermerei all'unico fatto certo e glorioso di questo inizio: nel settore sprint, Cavendish è il futuro, ma Petacchi è ancora il presente. Basta vedere il suo sprint triestino, un capolavoro assoluto. E questa non è un'opinione.
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