Petacchi, volata da campione Cavendish, un isterico in rosa

nostro inviato a Parma

Il signore e il signorino. Il flemmatico e l'isterico. Possiamo scegliere nel ricco campionario dei titoli, ma la nuova pagina del Giro parla chiaro: a 37 anni suonati, Petacchi batte sua gioventù Cavendish, nuovo despota dello sprint, forse troppo abituato a vincere facile per accettare sportivamente la sonora sberla dell'anziano collega. Ma questa, caro il mio ragazzino viziato, è la pura e semplice realtà. Zitto e muto, che fa rima con battuto. Pochissimi i centimetri che li separano sulla linea del traguardo, ma una lontananza immensa li separa sul terreno dello stile. L'inglesino dell'Isola di Man, subito dopo la fine, comincia a gesticolare come un tarantolato, lasciando immaginare chissà quali soprusi e porcherie subite da Petacchi, neanche l'italiano avesse fatto slalom anzichè tirare dritto in duecento metri di volata a 60 orari. La cosa più incredibile è che i soloni del palco Rai hanno pure la bella idea di dare corda al ragazzino, parlando di "mestiere" usato dall'esperto Petacchi. Uno spettacolo indecoroso.
Allora, sia detto senza ipocrite riverenze e senza pulsioni nazionaliste: Petacchi si porta a casa con pieno merito il 27° successo rosa (5 poi tolti per il famoso caso del Ventolin antiasma), ricamando una volata con i controfiocchi, potente e soprattutto corretta. Evidentemente Cavendish, che ha imparato molto presto a vincere, deve ancora imparare a perdere. Prima gli riesce, prima diventerà simpatico anche fuori dalla sua famiglia. Per il momento, si becchi i fischi del correttissimo pubblico parmigiano, irritato dai capricci di un ragazzino che non sa neppure godersi la maglia rosa (sì, per la cronaca, l'abbuono del secondo posto gli regala comunque la maglia più bella). Sul palco del "Processo", con piglio a metà tra la maestrina saccente e la zia petulante, la conduttrice Alessandra De Stefano bacchetta i tifosi con un patetico «non si fischia la maglia rosa». Senti zia, vacci piano: qui hanno fischiato anche Giuseppe Verdi, figuriamoci se non possono fischiare un rompiballe che non sa perdere e disprezza la maglia rosa. «I campioni si danno la mano», cinguetta invece tremula la Zia, obbligando Petacchi e Cavendish anche a una gelida e imbarazzante manifestazione di bon-ton. Al diavolo questo galateo pedante da circolo del the. A una certa età, ciascuno è padrone delle proprie scelte: a 25 anni, Cavendish è padronissimo di fare l'isterico, ma il grande pubblico del Giro è altrettanto padrone di mandarlo a stendere. Ci mancherebbe pure che debba sentirsi in colpa.
Più che altro, si sentano in colpa i pavidissimi commentatori del Dream Team Rai, una moltitudine pagata con finanziamento pubblico per esprimere opinioni chiare e decise, per sciogliere i dubbi della gente comune, per emettere qualche verdetto definitivo: ecco, nel caso di Parma, brillano puntualmente per prudenze, eufemismi, giri di parole. Tocca persino sentire Cipollini, lo sfrontato e diretto Cipollini, in versione democristiana, ascendente Forlani. Tanti se e tanti ma, giusto per rovinare la festa a Petacchi e agli italiani, che da tre anni subiscono ininterrottamente batoste nelle corse in linea e che per una volta meriterebbero di godersi un bel successo, guadagnato soltanto grazie al talento di un anziano e valoroso campione. Al diavolo pure loro, gli opinionisti senza opinioni.
«Credete quello che volete - è vergognosamente obbligato a dire Petacchi - ma io non ho commesso niente di scorretto. Cavendish? Io non farei come lui. Mi godrei la maglia rosa. Forse è ancora troppo giovane, magari capirà più avanti». Magari. Nell'attesa, Parma registra la magistrale operazione simpatia: la maglia rosa passa dal profilo fiero e leale dell'ingegner Pinotti al personalino insolente e spocchioso del suo giovane compagno Cavendish. Dal cambio non ci guadagna certo il Giro, e non perché si passi da un italiano a un inglese: è una pura e semplice questione di empatia. Ma non è proprio il caso di lamentarci eccessivamente. Ai suoi albori, questa edizione ha già messo in cassaforte risultati strepitosi. Sembra già 150 anni fa, ma è solo l'altroieri. Come dimenticare: Torino fa il pieno di Alpini e di Giro, il Giro fa il pieno di Alpini, gli Alpini fanno il pieno.