PETACCHI

L’uomo più veloce del pianeta è bradipo. Lento, riflessivo e pigro come pochi. Se fosse per lui non passerebbe il tempo a rincorrere biciclette e corridori, ma se ne starebbe tranquillo nella sua riserva naturale di Lido di Camaiore, in mezzo ai suoi animali, con i suoi libri di veterinaria, in attesa che arrivi ai primi di maggio il cucciolo più desiderato: suo figlio.
«Gli animali sono la mia passione – dice Petacchi, che sabato scorso ha fatto il suo esordio stagionale vincendo per il quarto anno consecutivo a Donoratico -, e non escludo che un giorno, finito di correre, mi possa iscrivere alla facoltà di Veterinaria, ma un figlio è un’esperienza che vale la pena vivere e noi siamo pronti a viverla con amore...».
Alessandro Petacchi, l’uomo più veloce del pianeta da cinque stagioni a questa parte, adora gli animali e un po’ meno la giungla affollata da «animali» che lo affrontano nelle volate; dove si alza il gomito, si arrotano i manubri e si procede a colpi di spalla. «Se è per questo anche a testate, ma io sono tutt’altra cosa...», dice quello che viene comunemente definito il «velocista gentiluomo».
Lui per questo assomiglia al più grande di tutti, all’esteta per eccellenza, al «Re Leone» Mario Cipollini, dal quale ha appreso l’arte dello sprint elegante, lineare e non «di contatto»: «Era un piacere vedere Mario, univa la forza allo stile. Io ho sempre inteso lo sprint come lui: azione di velocità, unita ad eleganza e potenza», ci spiega il 34enne velocista spezzino, che vanta qualcosa come 143 vittorie in carriera, tra cui tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta, oltre la Sanremo 2005 e la Parigi-Tours dello scorso anno.
La Sanremo il 22 marzo, vigilia di Pasqua, dopo però dovrà affrontare il processo al Tas a Losanna...
«Era fissato per il 12 marzo, ma i miei legali sono riusciti a far slittare tutto ad aprile, così posso pensare prima alla Tirreno e dopo alla Sanremo. Non vedo l’ora che venga messa la parola fine a questa vicenda del “salbutamolo”: sono stato prosciolto dalla federciclismo, ma la Procura del Coni ha voluto ricorrere al Tas».
Facciamo un passo indietro: cosa salva della stagione 2007?
«Tengo le mie vittorie, soprattutto quelle al Giro, e la Parigi-Tours, la vittoria che mi ha ripagato in assoluto di tante amarezze».
Quali saranno i suoi obiettivi quest’anno?
«Sanremo e Tour su tutto. Rivincere la Sanremo sarebbe il massimo; tornare a vincere al Tour altrettanto».
Sa che c’è Bennati intenzionato a portarle via il trono di velocista più forte del mondo?
«Il problema è che non ci sarà solo lui. Daniele è cresciuto molto, ed è davvero un fior di atleta. Anche se lui non è solo un velocista, ma un corridore completo, in grado di poter ambire a traguardi anche molto più prestigiosi. Poi c’è Napolitano, che invece è un velocista di razza. Ma il più pericoloso, per me, resta sempre quella vecchia volpe di Robbie McEwen e poi Tom Boonen e Oscar Freire. I giovani? Ciolek e Cavedish, mi sembrano i volti più interessanti».
Chi sarà l’erede di Petacchi?
«Mio figlio... A parte gli scherzi, spero di confermarmi il più vincente al mondo anche quest’anno. Sabato ho iniziato vincendo, spero di andare avanti così».
Un bimbo in arrivo: e lo zoo di casa Petacchi che fine farà?
«Farà da sfondo... Abbiamo di tutto: Koki il pappagallo, Sissi, Romeo e Simba i tre gatti. Luna, il nostro cane di oltre 50 chili (un corso italiano). Trilly, il furetto che non sta benissimo ma c’è. Beppi, una capinera femmina. Poi cinque canarini, che presto saranno otto: Tristano e Isotta, mamma e papà, si danno un gran da fare. Questo l’ufficiale, poi ci sono gli ospiti. Tre volpi che tutti i giorni vengono dal bosco a mangiare con i loro cuccioli, qualche gatto e varie ed eventuali. Se a mio figlio Alessandro trasmetterò la passione per il ciclismo? No, è meglio che faccia il veterinario: oggi fare il ciclista è una vita da cani».