Pete Seeger A 89 anni canta l’epopea del vero folk

A 89 anni è magrissimo come ai bei tempi e sta sul palco dritto e fiero come un giovincello. Del resto Pete Seeger ha fatto della fierezza e delle battaglie sociali la sua arma vincente. L’uomo del banjo che fece uscire dall’ombra la musica folk americana; il compagno di strada di Woody Guthrie, l’artista cui Bruce Springsteen ha «rubato» i brani più famosi per rivisitarli dal vivo e su disco nelle famose Seeger Sessions, pubblica un nuovo album in contemporanea al suo discepolo. Si intitola semplicemente At 89 e raccoglie preziosi scampoli di un mondo perduto, in cui si viaggiava sui treni merci catturati al volo, in cui si suonava per 30 cent, una cifra maledetta: troppo per essere al verde, troppo poco per pagare una cauzione. Seeger con le sue canzoni ha combattuto le lotte sindacali dei minatori e al tempo stesso ha lavorato nei «medicine show», i carrozzoni dove falsi dottori vendevano a suon di musica mefitici unguenti spacciandoli per medicine. Più che un musicista è un mito vivente, un professore, dato che canta spesso nelle università raccontando con la sua voce ancor virile e plastica e col suo banjo gracchiante (ma anche con la chitarra) il mondo dell’antica America folk. Il cd è un continuo rimando tra presente e passato, dove Seeger alterna classici angloirlandesi come The Water Is Wide (famosa la versione di Dylan e Joan Baez) solo strumentale e sue composizioni come Song of the World’s Last Whale e Spring Fever passando per Visions of Children, un testo di Seeger adattato alla melodia della Settima di Beethoven, e per We Will Love or We Will Perish, modulata su una aria di Bach. Un piccolo tesoro dove all’immediatezza di Seeger (spesso da solo al banjo e al canto), si uniscono in un’atmosfera senza tempo, possenti cori gospel, il clarinetto, il basso, i violini, meravigliosi nella glabra sacralità di AllelujaAL