Peter Cincotti: «Nel mio album una nuova alchimia di jazz e pop»

Il pianista cantante pubblica «East of Angel Town», disco moderno e ricco di ballate colorate

da Milano

La copertina del nuovo cd East of Angel Town è emblematica del nuovo corso di Peter Cincotti, 24 enne pianista-cantante che con le sue ballate ha saputo ampliare i confini armonici ed espressivi del jazz. La foto lo ritrae seduto, avvolto dalla notte misteriosa di New York, simile al protagonista di un thriller d’autore di Friz Lang. Invece Cincotti è una pasta di ragazzo, fin troppo gentile e premuroso, ma prova a mettersi nei panni del duro cantando la solitudine e l’amore (Cinderella Beautiful), il dolore della perdita (Goodbye Philadelphia già nelle classifiche di mezza Europa), i sogni e gli amori vissuti e perduti (Angel Town) per strada, in un album di grande suggestione che vira decisamente - per arrangiamenti e struttura - al pop. «So che tutti diranno che ho cambiato genere - dice sorridendo, prima di dare un assaggio delle nuove canzoni al Blue Note di Milano -, ma io non recito a soggetto, l’ispirazione mi porta lontano come il vento. Un giorno vorrei fare un disco con della musica strana, di cui nessuno capisca le origini, che non si possa classificare. Ho già scritto un brano, che uscirà come singolo, in questa vena, dove c’è elettronica, ritmo, un po’ di tutto».
Insomma non vuol sentirsi legato all’etichetta di jazzman.
«No voglio sentirmi legato a nessuna etichetta, anche se il jazz è nel mio dna, i suoni della vita mi entrano nella testa e nel cuore e io cerco di trasformarli in pura emozione. Questo è ciò che ho fatto con i nuovi brani. parlano della mia esperienza in una città che amo e che non lascerò mai come New York».
È una città dura per molti.
«Non per me, se sai come prenderla lei ti accoglie umanamente e artisticamente. Ad esempio io vado a sentire i musical di Broadway e i concerti di jazz, i recital di Paul Simon e quelli di Temirkanov. Un indispensabile incontro di culture».
Però lei è l’artista più giovane ad essere mai arrivato in vetta alle classifiche jazz di Billboard.
«Un riconoscimento che mi ha molto emozionato e mi ha spinto a muovere da quelle basi armoniche per cercare nuove strade».
Qualcuno dirà che il pop fa vendere di più?
«Ognuno dica pure ciò che vuole, io vado avanti per la mia strada. Mi evolvo continuamente; nel primo album ho interpretato solo classici del jazz; in On the Moon ho cominciato a scrivere le mie canzoni. Ora East of Angel Town è tutta farina del mio sacco. I testi riflettono il mio pensiero, la musica i miei gusti, molto coloriti, con tanto ritmo anche se alla base di tutto c’è la pulsione del jazz».
Racconta tante storie nel disco, sembra un film in musica.
«È un gran complimento, ho sempre privilegiato la musica ma ora anche i testi sono fondamentali. Mi interessa la narrazione, il lato lirico».
A 24 anni ha fatto molta strada: ha recitato anche nel film biografico su Bobby Darin e ha avuto un ruolo in Spiderman 2: pensa di fare anche l’attore?
«Il cinema è molto divertente, magari in futuro ci penserò, ma resto un musicista e un autore».
Insieme al suo manager con lei c’è sempre anche la mamma.
«È più di un’amica per me, e poi devo ai miei genitori la mia carriera; quando avevo tre anni mi regalarono un piccolo pianoforte. Fu un segno del destino....»