La Petite Bande «si celebra» con la Messa di Bach

La Petite Bande, pioniere fra i complessi cosiddetti «filologici» dediti all’interpretazione della musica dal Barocco (Lully,Vivaldi, Teleman, Bach) al Classicismo (Haydn, Mozart), si ascolta sempre volentieri, ancor più quando viene a proporci uno di quei capolavori musicali assoluti come la Messa in si minore di Bach. A dispetto dei suoi 35 anni di attività, La Petite Bande sembra nata ieri, per la sempre viva disposizione alla «scoperta», ogni volta che affronta un «nuovo» pezzo di musica antica, e per l’eterna giovinezza che si legge ancora sui volti, anagraficamente non più giovani, dei suoi fondatori e componenti, fra tutti la stirpe dei Kuijken. Nata nel ’72 per iniziativa di Sigiswald Kuijken - il patriarca della grande famiglia musicale che comprende Barthold (flauto), Wieland (violino), ma anche Sara (violino), Marie (soprano) - su richiesta di Gustav Leonhardt, in procinto di registrare Le bourgeois gentilhomme di Lully, al noto musicista italo-francese, signore della musica alla corte di Luigi XIV, si ispirò Kuijken sia per la scelta del nome che per la composizione dell’ensemble. Acquisita stabilità. la Petite Bande ha proceduto a una ricognizione di quel mondo sacro e profano, strumentale e melodrammatico in continua evoluzione fra Sei e Settecento. Non si contano più i titoli delle loro registrazioni, fra le quali c’è ovviamente molto Bach, e anche la Messa in si minore. La grande Messa bachiana, come è a tutti noto, vide lentamente la luce negli anni di Lipsia ( 1723-1750), ma non di getto, avendo occupato il musicista a più riprese fra il ’24 e il ’49, e di continuo fra il ’47 e ’49, anni nei quali Bach andò assemblando i brani dell’Ordinarium della Messa cattolica (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei), per farne dono, dedicandogliela, all’Elettore di Sassonia e re di Polonia, Augusto III. Aula Magna della Sapienza. Domani ore 17.30. Info:06.3610051-2.