Petraeus a Roma chiede rinforzi L’Italia: «Per ora no»

I carabinieri in Irak sono «come Michael Jordan nella pallacanestro». La battuta è del generale americano David Petraeus, che da ieri si trova in visita a Roma. Sul tappeto il cambio di strategia in Afghanistan per farla finita una volta per tutte con la guerriglia talebana. L’Italia manderà nuovi nuclei di militari ad addestrare le truppe afghane. Al momento non sono previsti rinforzi veri e propri, ma non è escluso “un riequilibrio” futuro a favore dell’Afghanistan dalle missioni in Bosnia e Libano. Gli Usa, invece, invieranno nel prossimo anno almeno 20mila uomini in più.
Da fine ottobre Petraeus è il responsabile del Centcom, il comando Usa che coordina le operazioni all’estero più delicate, dall’Afghanistan all’Irak, ed in tutto il Medio Oriente. In divisa impeccabile con tutte le sue decorazioni, Petraeus, cultore della storia romana, è stato accolto come un leader. Il generale si è incontrato ieri sera con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Oggi si vedrà con il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Dopo l’incontro a palazzo Baracchini, sede della Difesa, La Russa e Petraeus hanno parlato ai giornalisti.
«Il nostro orientamento è accelerare il processo di afghanizzazione», ha spiegato il ministro. Ovvero accelerare la formazione e l’addestramento delle forze di sicurezza locali. In pratica saranno aumentati «da 4 a 7 gli Omlt (Operation Mentoring Liason Team)», che già affiancano il 207° corpo d’armata afghano ad Herat. Si tratta di nuclei di consiglieri militari, che stanno cercando di trasformare le unità afghane da un’armata Brancaleone ad un vero esercito. I Lawrence d’Arabia italiani devono addestrare, guidare e consigliare l’esercito di Kabul. Con gli afghani escono in missione e dividono i rischi di questa guerra difficile.
Per quanto riguarda rinforzi veri e propri non è escluso che arrivino, ma non subito. «In Afghanistan ci vogliono più forze ma riteniamo che, in questo momento, l'Italia sia già tra i Paesi maggiormente impegnati», ha sottolineato La Russa. «Se a un certo punto sarà necessario ci potrà essere un riequilibrio, ma rimanendo nell'ambito del numero delle forze italiane complessivamente dislocate all’estero», ha aggiunto La Russa. Alcune indiscrezioni indicavano una riduzione degli effettivi in Libano per poterli mandare in Afghanistan. «In questo momento - sottolinea il ministro della Difesa - non dobbiamo togliere uomini dal Libano. Semmai solo in Bosnia c'è la possibilità di una riduzione del nostro contingente».
Ieri mattina il generale americano ha incontrato il capo di stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. Nella riunione tecnica è stata evidenziata la necessità di aumentare in Afghanistan le unità Cimic di cooperazione civile-militare, per un maggiore impegno nella ricostruzione e nella governabilità delle istituzione afghane. Petraeus, intervenendo nel pomeriggio ad una conferenza nel Centro studi americano a Roma, ha trovato spazio anche per una battuta. «Per i poliziotti iracheni essere addestrati dai vostri carabinieri è come giocare a basket con Michael Jordan», ha affermato con riferimento all'ex star del campionato di pallacanestro Usa. «Forse qui in Italia non ve ne rendete conto, ma i carabinieri sono su un piedistallo rispetto alle gendarmerie degli altri paesi», ha osservato il numero uno di CentCom. Per finire, il generale non ha escluso che si possa trattare anche con elementi «che hanno le mani sporche del tuo sangue».
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