"Petrali uccise per vendetta", ora il tabaccaio rischia 9 anni

La requisitoria. Il pm chiede la condanna per il negoziante di piazzale Baracca Nel maggio del 2003 reagì a una rapina e sparò a due banditi. Sentenza attesa per il 12 febbraio. I legali: "Si è soltanto difeso"

Giovanni Petrali ascolta senza muovere un muscolo della faccia la requisitoria contro di lui. Quest’uomo anziano e segnato è il tabaccaio che il pomeriggio del 17 maggio 2003, in piazzale Baracca, reagì a una rapina svuotando il caricatore sui due giovani banditi che gli avevano dato un cazzotto in faccia e rubato mille euro. Sparò con precisione, mentre fuggivano. Ad un rapinatore, Andrea Solaro, bucò il polmone, all’altro centrò il cuore: Alfredo Merlino fece ancora venti passi, poi crollò senza vita. «Mi sono difeso», ha sempre detto Petrali. No, dice ieri davanti alla Corte d’assise il pm Laura Barbaini, non fu una difesa ma una vendetta. Per questo la Procura chiede per il tabaccaio nove anni e mezzo di carcere.
Se l’aspettava, una stangata simile? Petrali si gira verso i suoi difensori, chiede con gli occhi il permesso di parlare, loro lo zittiscono. «Parlerà il 12 febbraio»: cioè il giorno in cui la corte d’assise presieduta da Luigi Cerqua pronuncerà la sentenza, e si scoprirà quanto - nella dura requisitoria del pm - abbia fatto breccia nei giudici. «Non una parola di quanto è stato detto oggi è vera», dicono gli avvocati, preannunciando battaglia.
È stata una requisitoria meditata e sofferta, quella della dottoressa Barbaini. La figura del morto, Merlino, non sembra fatta per ispirare simpatia: un violento, un habitué della rapina. «Ma io - ha detto il pm - in quest’aula rappresento lo Stato, lo Stato di diritto. Rappresento il giusto equilibrio tra il diritto al bene supremo della vita e il diritto al bene patrimoniale. E dico che quando sono stati sparati i colpi Merlino e Solaro se ne stavano andando con i loro miserabili mille euro. Non erano più un pericolo. Avevano il diritto di uscire indenni da quel locale e di essere giudicati in un giusto processo per quella rapina. Invece Petrali ha fatto fuoco. Anche quando Solaro, l’unico dei due che era armato, era stato colpito e se ne stava andando, Petrali ha sparato ancora su Merlino che era disarmato e stava fuggendo anche lui. Ma Petrali non voleva che se ne andassero. Voleva la sua vendetta».
Vendetta, non legittima difesa. Questo fu per la Procura l’epilogo della rapina, e per questo l’anziano tabaccaio deve essere condannato per omicidio volontario. Nel calcolare la pena, il pm ricorda di avere applicato tutte le attenuanti possibili: l’incensuratezza, la provocazione del colpo ricevuto in piena faccia. Ma per quanti sconti si facciano, un omicidio resta un omicidio. E nove anni e mezzo, dice la dottoressa, sono il minimo della pena.
Tra otto giorni la sentenza. A pronunciarla sarà la stessa corte che - nei suoi componenti togati, Luigi Cerqua e Enrico Scarlini - qualche tempo fa chiuse con una sentenza assai mite il processo al protagonista di un episodio simile: il tabaccaio Rocco Maiocchi, che in via Ripamonti aveva freddato un ladro montenegrino, si è visto condannare a soli 12 mesi per eccesso di legittima difesa. Un precedente che in qualche modo peserà. Ma l’esperienza dice che ogni processo fa storia a sé.