«La Petrella deve essere estradata» Blitz all’Eliseo dei parenti delle vittime

Un volo a Parigi per chiedere che l’ex terrorista delle Br, scarcerata per il suo precario stato di salute, ritorni in Italia per pagare il suo conto

da Milano

A Parigi. Bruno Berardi è pronto: guiderà la protesta dei militanti dell’associazione Domus Civitas sotto le finestre dell’Eliseo. «Marina Petrella - spiega Berardi - deve pagare il conto con la giustizia del nostro Paese per l’assassino di un agente della polizia di Stato». Il riferimento è al vicequestore Sebastiano Vinci, ucciso nel 1981 dalla colonna romana delle Br, di cui la donna faceva parte. In Italia i parenti delle vittime sono in subbuglio, ma a Parigi i giochi sembrano fatti. Il presidente Nicolas Sarkozy si è rimangiato il decreto con cui il capo del governo François Fillon aveva dato l’ok al trasferimento della donna in Italia. «Ragioni umanitarie», spiegava domenica un comunicato della Presidenza della repubblica. Ora Sarkozy torna a precisare: «La signora Petrella rischiava di morire, ho anche parlato personalmente con il suo medico. L’ex br, scarcerata proprio per il suo precario stato psicofisico e ricoverata al reparto di psichiatria dell’ospedale di Sainte-Anne, sarebbe arrivata ad un passo dalla morte. «Bisognava fare in modo che questo sciopero della fame, della sete, s’interrompesse. C’è una clausola umanitaria e l’ho utilizzata».
Insomma, secondo questa logica, la linea dura, varata nel 2003 dall’allora Guardasigilli Roberto Castelli e dal suo collega Dominique Perben contro una dozzina di ex terroristi, non viene messa in discussione e nessuno ha intenzione di rispolverare la dottrina Mitterrand, a lungo un sicuro lasciapassare per gli ex dell’eversione. «Gli italiani - riprende Sarkozy - sono stati tenuti al corrente, non credo ci sia mai incomprensione quando c’è una ragione umanitaria». Sarà, ma la scelta dell’Eliseo riapre vecchie ferite mai rimarginate: «La Francia - replica l’europarlamentare Mario Borghezio - sappia che non ci sarà nessun detenuto politico corso o basco cui mancherà un fattivo intervento protettivo da parte mia».
Certo, Sarkozy è stato influenzato dal pressing della moglie, Carla Bruni, e dall’azione della sorella di Carla, l’attrice Valeria Bruni Tedeschi, che quest’estate era andata a far visita alla Petrella. «È stata mia moglie - riprende Sarkozy - ad andare a comunicare a Marina Petrella la mia decisione, semplicemente perché sono stato io a chiederglielo». La scorsa settimana Carla e Valeria hanno spiegato alla donna che la sua battaglia era vinta. «Carla e Valeria - nota ora Castelli - sono ingenerose verso il nostro Paese, i loro commenti sono dettati forse dall’ignoranza delle leggi italiane perché il nostro sistema penitenziario offre le più ampie garanzie».
Marina Petrella era stremata, ma è lecito pensare che gli italiani le avrebbero garantito le stesse cure e lo stesso trattamento ricevuti in Francia. Dove in verità, qualche volta sembrano avere le idee confuse sulla nostra storia. Basti pensare all’incredibile mobilitazione della gauche per Cesare Battisti, il leader dei Pac trasformato da politici e giornalisti in una sorta di eroe scappato da un regime poliziesco e da leggi speciali. Sono state invece proprio le norme garantiste del nostro ordinamento a far sì che la Petrella potesse uscire dal carcere, per decorrenza dei termini, e scappare a Parigi prima che l’ergastolo diventasse definitivo.