Da Petrolini all’Ikea: senza tempo l’autoironia dei romani

Una nostalgica passeggiata nelle memorie di una città, un irresistibile fuoco di fila che prende di mira i comportamenti dei nuovi abitanti dell’Urbe, un divertente e divertito saggio di bravura di un attore che distilla in scena gocce di purissimo talento. In La vita è comica, in scena in questi giorni al teatro dei Satiri, Fabrizio Giannini rievoca con bravura e appassionata partecipazione emotiva lo spirito della vecchia Roma in uno spettacolo che viaggia nel tempo tra frizzi, lazzi, gag, macchiette, poesie e canzoni.
Accompagnato in scena da Gabriele Baretin al pianoforte e dalla sensuale Alessia Cristiani che incarna al meglio la popolana romana focosa e ribelle, l’attore, una piacevole scoperta, strizza l’occhio al Proietti prima maniera in un travolgente compendio di comicità romana dai ritmi forsennati. Col busto di nonno Gustavo Cacini alle spalle a testimonianza dell’antica arte, Giannini ammicca, scherza, monologa, duetta e canta (si va da Nun je da retta Roma a Pippo, canzone politicamente scorretta) passando in rassegna café chantant e avanspettacolo, Petrolini e Fregoli, il Belli, i ritrovi alla galleria Colonna (dove si potevano incontrare Macario, Dapporto e Carotenuto raccontarsi barzellette) e le famose gattare in scena in una sorta di antiquariato popolare che recupera tradizioni e linguaggio.
Ma poi c’è spazio anche per l’oggi ovvero per l’era del «pago ergo sum» con le rate infinite («L’Italia è una Repubblica fondata sui buffi»), i figli stressati, le madri maniacali («La mia si è votata alla religione di Mastro Lindo: per non sporcare apre la casa agli ospiti ogni 25 anni, come il portone del Giubileo!»), gli ausiliari del traffico, l’omologazione da grandi magazzini («L’Ikea? Tra 20 anni vivremo tutti nella stessa casa!»), le Multiple tigrate, la sindrome da Bancomat («Ci pago pure i marocchini ai semafori!»), le fidanzate intellettuali e la voglia repressa di magica Roma. Divertimento assicurato e serenata interattiva finale. Regia di Marco Simeoli e repliche fino al 4 febbraio.