Petrolio, adesso la paura fa 70 (dollari)

da Roma
La furia di Katrina si abbatte sugli Usa ma i suoi effetti si ripercuotono sull’economia globale. Bisognerà infatti aspettare la fine della tempesta per fare una prima stima sulle conseguenze «geopolitiche» del più violento ciclone yankee degli ultimi anni. Ma i danni rischiano di superare qualsiasi calcolo.
Gli Usa sono stati colpiti in un punto strategico. Il Mississippi non è soltanto uno snodo nevralgico tramite il quale vengono importate le principali risorse del mondo, ossia il petrolio e il gas del Golfo del Messico, ma anche la principale arteria americana per l’export di grano e per il trasporto interno di caffè. La Louisiana è uno degli Stati americani più produttivi, il cuore agricolo della potenza americana. La rottura degli argini del Mississippi (il fiume più largo al mondo) rischia di paralizzare i sistemi di trasporto fluviale per parecchi mesi, con ricadute negative sull’economia mondiale. E oltre alla corsa del barile che ha fatto impazzire le borse internazionali, Katrina ha colpito anche le assicurazioni. Stando a Fitchratings, sarà l’evento più grave a livello mondiale dopo l'11 settembre 2001. Il danno complessivo, tra i 10 e i 25 miliardi di dollari, riguarderebbe sia le assicurazioni americane che le compagnie con sede all'estero.
A mettere in guardia contro una «catastrophe» geopolitica di enorme portata è il think tank americano «Stratfor», specializzato in analisi di rischio, questa volta non per una singola impresa ma per l’economia mondiale. Nella Louisiana del Sud si trova infatti il più grande porto americano (il quinto a livello mondiale), che è l’epicentro dell’import-export statunitense. Il 15 per cento delle esportazioni Usa, soprattutto verso l’Europa, passa da qui. In primis quelle di grano, soia e mais, di cui gli Usa sono i maggiori produttori (a Chicago i prezzi dei cereali sono già schizzati alle stelle). Mentre «entrano» greggio (il 2 per cento della produzione mondiale e circa il 25 per cento di quella americana proviene dal Golfo del Messico), prodotti petrolchimici, acciaio, fertilizzanti e minerali. Ma lungo le acque del Mississippi transitano anche beni di prima necessità come l’olio, la gomma e soprattutto il caffè. New Orleans è infatti il secondo porto americano per lo stoccaggio del caffè non lavorato (a New York il prezzo del caffè è già aumentato). Commerci che verrebbero interrotti qualora il Mississippi, tra inondazioni e deviazioni di corso, restasse impraticabile per 30 giorni. «Stratfor» stima un danno complessivo di trenta miliardi di Us Dollars. Nelle vicinanze del porto si trova anche una grande raffineria: l’inondazione provocherebbe una perdita di 250mila barili al giorno, oltre ai possibili rischi ambientali. Mentre la più grande azienda chimica al mondo, la Basf, ha già chiuso l’impianto della Louisiana che sforna il 20 per cento dell’etilene del Nord America, usato per la produzione di plastica e fibre sintetiche. Infine, l’arteria principale dove transitano i prodotti petrolchimici potrebbe restare chiusa per settimane. Scenari oscuri che graverebbero sull’economia del pianeta. Ma tutto dipenderà dagli effettivi danni causati da Katrina, impossibili da verificare ora. Tuttavia, su una cosa gli esperti di «Stratfor» non hanno dubbi: «Considerando che New Orleans si trova sotto il livello del mare, prima che la città e la zona circostante tornino alla normalità ci vorranno mesi».