Petrolio: il barile vola a 92 dollari. Euro, ancora un record, tensione sui mercati

Quotazioni di nuovo alle stelle. Squilibri tra domanda e offerta, pesano l'immobilismo dell'Opec e la difficile situazione in Medio Oriente. Anche la valuta europea vola e tocca un nuovo massimo storico sul dollaro

Roma - Quotazioni petrolifere di nuovo alle stelle, con il barile che supera i 92 dollari dopo che ai rinnovati timori per i fondamentali del mercato, nelle ultime ore si sono aggiunti l’immobilismo dell’Opec e nuove tensioni geopolitiche, tra Israele e Libano. In un contesto già teso - dopo il rapporto di mercoledì scorso sulle riserve strategiche di greggio negli Usa, calate oltre le attese e che avevano fatto ripartire la corsa dei prezzi petroliferi - gli attriti nell’area calda del Medio Oriente, tra Israele e Libano, sono bastati a far schizzare il barile a nuovi record.
In mattinata, durante gli scambi dell’after hours sulla Borsa merci di New York, il Nymex, il barile di Wti ha registrato un massimo da 92,22 dollari, bruciando il record precedente. Successivamente, i futures in scadenza a dicembre si attestano in rialzo di 92 cents rispetto al fixing di ieri, con il barile a 91,38 dollari. Nuovo record anche per il Brent, il greggio estratto dal mare del Nord e scambiato sulla piazza di Londra: in mattinata ha registrato un picco da 89,30 dollari, mentre a metà seduta si attesta in rialzo di 69 cents a quota 88,17. A contribuire a queste nuove sfiammate anche il segretario generale dell’Opec, Abdalla el-Badri, che in un’intervista al Wall Street Journal ha spiegato che al momento il cartello degli esportatori di greggio non sta discutendo aumenti della produzione. Intanto ieri le forze armate libanesi hanno aperto il fuoco contro alcuni velivoli israeliani.
Questo mentre «il mercato è veramente molto preoccupato per le capacità di approvvigionamento», ha avvertito Tetsu Emori, analista per le materie prime della Astmax Futures di Tokyo. «Il mercato petrolifero è sbilanciato, i margini domanda-offerta sono molto ristretti». Le tensioni Israele-Libano non hanno un impatto diretto sul mercato del petrolio, ma vengono considerate potenzialmente destabilizzanti per l’intera area mediorientale, fonte primaria degli approvvigionamenti di greggio globali. Sempre sul versante geopolitico, un’altra vicenda che alimenta le preoccupazioni è nelle rinnovate tensioni tra Turchia e ribelli di etnia curda; in questo caso, poi, riguardano una regione ricca di giacimenti di greggio nel Nord dell’Iraq.

E l'Euro vola ancora sul dollaro L'euro ha riaggiornato il massimo storico contro il dollaro a 1,4389 sulla scia del ritorno dell’appetito per il rischio da parte degli investitori. a debolezza dell’economia americana che sta emergendo dagli ultimi dati rafforza l’attesa di una rinnovata aggressività della Federal Reserve con un imminente nuovo taglio sul costo del danaro, zavorrando il dollaro e favorendo un nuovo record dell’euro. Ora, secondo gli analisti, il «prossimo bersaglio» è 1,4545, massimo che si sarebbe registrato nel 1992 se allora fosse già esistito l’euro. Oggi il biglietto verde ha ceduto terreno anche su diverse divise asiatiche, ma non sulla più importante, lo yen, dopo che gli ultimi dati sull’economia giapponese hanno smorzato le ipotesi di aumenti dei tassi di interesse nel Sol Levante. Diversa la situazione per l’area dell’euro, dove permane la possibilità di ulteriori aumenti del costo del danaro dopo che vari esponenti del Consiglio direttivo della Bce hanno nei giorni scorsi ripreso una retorica rialzista, ponendo l’accento sui rischi inflazionistici. Il Wall Street Journal rimarca che gli analisti individuano il prossimo picco potenziale avvalendosi dell’euro «sintetico», una ricostruzione di quello che sarebbe stato l’andamento del cambio euro-dollaro prima dell’effettivo arrivo della valuta unica. Con questi calcoli il massimo storico assoluto risalirebbe al settembre del 1992, con l’euro sintetico a appunto 1,4545 dollari. Intanto oggi il biglietto verde è calato anche nei confronti del dollaro australiano, del dollaro di Singapore, dello won sud coreano e del dollaro canadese. Per gli Usa ora non è nemmeno da escludersi una contrazione del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno, secondo Derek Halpenny, capo analista per il monetario della Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj. «Con questa prospettiva - ha detto, secondo quanto riporta il Financial Times - il dollaro continuerà a calare».

Le mosse della Fed La debolezza della congiuntura Usa dovrebbe infatti spingere la Fed a tagliare ancora i tassi, dopo la riduzione da mezzo punto decisa lo scorso 18 settembre in reazione alla crisi dei mutui subprime e per scongiurare i rischi di recessione. La decisione della Fed è attesa per mercoledì prossimo alle 20 e 15 italiane. Sempre oggi il dollaro ha invece registrato un recupero sulla divisa giapponese, portandosi a 1145,44 yen contro i 114,06 della seduta precedente. Stamattina sono stati pubblicati dati che mostrano un ulteriore indebolimento dell’inflazione a settembre, l’ottavo mese consecutivo di rallentamento con cui l’indice dei prezzi al consumo è ormai in territorio negativo: meno 0,1 su base annua. Nel frattempo la produzione industriale è calata dell’1,4% tra agosto e settembre. Dati che fanno diminuire le probabilità di rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan rispetto all’attuale 0,5%.