Petrolio, bolletta sempre più salata

La defiscalizzazione delle accise potrebbe costare all’erario 200 milioni di minore gettito

Rodolfo Parietti

da Milano

Quasi 17 miliardi di euro nel 2004, poco meno di 20 miliardi alla fine di quest’anno: complice il caro greggio, per l’Italia la bolletta petrolifera del biennio si preannuncia quanto mai salata. Le stime dell’Unione petrolifera, diffuse ieri nel corso dell’assemblea dell’associazione, non lasciano molto spazio all’ottimismo. Soprattutto a causa di quotazioni che sembrano ormai incomprimibili sotto una certa soglia. Per Pasquale De Vita, riconfermato alla presidenza fino al 2007, è infatti «difficile considerare questo fenomeno di carattere congiunturale e quindi reversibile. È sempre più probabile che si sia di fronte a una discontinuità strutturale di lunga durata», imputabile a un incremento della domanda attorno al 2% tra il 2000 e il 2004 del quale la sete energetica di Cina e India è in massima parte responsabile. Solo nel 2004, l’aumento è stato del 3,4%, a 82,5 milioni di barili al giorno, il più marcato degli ultimi 28 anni. Inevitabile inoltre il consolidarsi di un forte «pendolarismo» dei prezzi: «Non si può escludere che le quotazioni ripieghino fino ai 40 dollari, ma si possono prevedere anche rimbalzi fino a 60 dollari e oltre», ha ipotizzato De Vita proprio nel giorno in cui il greggio si è riportato vicino ai 55 dollari in seguito al forte calo (meno 3 milioni di barili) delle scorte Usa.
Dall’analisi di De Vita sulle prospettive dei mercati discendono le stime sulla fattura petrolifera italiana. Per il 2004 l’assegno staccato è pari a 16,9 miliardi, il 12,2% in più rispetto all’anno prima, mentre l’esborso per i costi energetici ha raggiunto i 29,3 miliardi (più 2,8 miliardi); per quest’anno la situazione è destinata ad aggravarsi, con una bolletta di 19,6 miliardi, in aumento di 2,7 miliardi se paragonata a quella 2004. Le casse dello Stato hanno comunque potuto beneficiare di una sorta di compensazione, resa possibile dal maggior gettito derivante dalle accise (oltre 35 miliardi l’anno scorso) e dall’Iva (24,7 miliardi) in seguito al rincaro dei carburanti.
De Vita si è inoltre mostrato scettico sull’ipotesi di defiscalizzare parte delle accise, manovra che potrebbe costare all’Erario 200 milioni di minori introiti per effetto della contrazione dei consumi di carburanti, peraltro già manifestatasi lo scorso anno (meno 3,5%). Flessione che potrebbe d’altra parte accentuarsi se venisse approvato un aumento delle accise per finanziare gli sgravi Irap.