Ma il petrolio costa un terzo più di un anno fa

Salve le raffinerie di Houston. Le assicurazioni si preparano a rimborsi record. Chiuse le industrie chimiche

Carlo Sirtori

Forse il peggio è passato, almeno per quanto riguarda le ricadute economiche legate agli uragani. Transitando sul suolo americano, l’uragano Rita ha rallentato la sua corsa e non ha provocato, come si era paventato negli ultimi giorni, danni ingenti alle raffinerie di petrolio della zona di Galveston e di Houston, in cui si lavora il 12 per cento dell’oro nero distribuito negli Stati Uniti. Molto probabilmente, dunque, non riprenderà la folle salita del prezzo del greggio, accompagnata da un ulteriore scossone economico-finanziario a livello globale. Anche per questo John Snow, segretario al Tesoro americano, ha potuto manifestare un certo ottimismo, affermando ieri a Washington che l’economia americana era «ben piazzata» per far fronte ai disastri naturali.
Le inquietudini causate dall’arrivo di Rita hanno comunque prolungato gli effetti negativi legati al passaggio dell’uragano Katrina. Il costo del petrolio si è assestato, venerdì a New York, a 64,19 dollari a barile (il prezzo del Brent, a Londra, è stato invece fissato a 62,76 dollari): in diminuzione rispetto a giovedì, ma in crescita se confrontato con il corso che aveva all’inizio della settimana. Siamo fortunatamente lontani dai 70 dollari abbondanti toccati il 30 agosto scorso, il giorno in cui Katrina si abbattè su New Orleans. Ma siamo comunque a un costo che supera del 32 per cento quello di un anno fa.
Si sconta la chiusura a scopo preventivo di quasi il 30 per cento delle raffinerie Usa. A questo si aggiunga che il 90 per cento della produzione proveniente dalle piattaforme del Golfo del Messico è stata interrotta, sia per i danni provocati da Katrina, sia per l’avanzata di Rita. Stesso scenario per il 65 per cento dei produttori di gas situati nel Golfo, chiusi a causa degli uragani.
Anche le borse mondiali hanno subìto lo choc dell’arrivo di un nuovo uragano, senza però perdere la testa: Wall Street, nel corso della settimana, ha ceduto il 2 per cento, mentre l’indice rappresentativo delle borse europee, l’Euro Stoxx 50, ha lasciato sul terrono un punto percentuale.
Si preparano invece ad affrontare un’emergenza senza precedenti le compagnie assicurative Usa. Il 2005 potrebbe essere l’anno più caro di sempre dal punto di vista dei danni legati agli uragani: gli assicuratori americani si apprestano a liquidare fino a un quinto del fondo-cuscinetto di 402 miliardi di dollari creato per coprire rimborsi imprevisti. Ovviamente, questo pagamento potrebbe generare un forte rialzo dei prezzi delle polizze. Ma è il settore dell’industria chimica che potrebbe pagare più di tutti l’arrivo di Rita: già colpite dai prezzi molto elevati dei gas naturali, multinazionali come Dow Chemical, ExxonMobil o DuPont sono state costrette a chiudere i loro stabilimenti in Texas per il sopraggiungere dell’uragano.