Petrolio e benzina sull’ottovolante ma i prezzi corrono a due velocità

Duello di cifre tra petrolieri e associazioni di consumatori

Paolo Giovanelli

da Milano

Ci risiamo: il prezzo del petrolio sta scendendo a precipizio, ma continuiamo a pagare cari benzina e gasolio auto. Almeno, questa è la sensazione che l’automobilista prova ogni volta che fa un rifornimento: la «verde» da agosto è scesa, vero, ma mai come ci aspettavamo e, soprattutto, come vorremmo. Le compagnie, dati alla mano, ribattono che non è vero, che la benzina scende non meno del greggio. Affermazioni che fanno insorgere le associazioni dei consumatori, che accusano: quelli si arricchiscono sulla nostra pelle, o meglio, sui nostri serbatoi.
Per Fabio Picciolini, segretario nazionale Adiconsum, «non si può accettare che se appena il petrolio sale, le compagnie aumentino i prezzi al massimo in una settimana». Sì, ma qui scendono... «No, qui non scendono, non calano affatto in una settimana». Che fare? «Noi proponiamo di lavorare sulle accise in modo che lo Stato non ci guadagni. L’Iva non si può toccare, ma ci sono altre manovre possibili». Insomma, invece di affrettarsi a far scendere il prezzo, basterebbe non farlo salire. Magari seguendo l’esempio dell’elettricità, propone Picciolini, il cui prezzo è stabilito in base ad una media di lungo periodo, mentre la benzina può cambiare più volte in una settimana.
È possibile? «Sul costo dei carburanti non incide solo la quotazione del greggio - avverte un esperto del settore interpellato dal Giornale - ma soprattutto quella della benzina a livello internazionale. Se sul mercato americano manca la benzina, il prezzo sale anche se il greggio resta stabile. Invece se le scorte sono abbondanti, il prezzo non sale anche se il petrolio rincara per la tensione con l’Iran. In ogni caso da metà agosto il prezzo è sceso quattro volte per una cifra pari a 330 delle vecchie lire al litro. Poi c’è un altro aspetto, che gli automobilisti sovente ignorano: il prezzo della benzina è fatto al 70% da tasse. Una riduzione anche del 20% del costo “reale” del carburante (che incide solo per il 30% sul prezzo finale) finisce per avere ripercussioni molto ridotte su quanto paga chi fa rifornimento: uno si aspetta un calo del 20%, invece è solo del 6%. E l’automobilista si infuria».
Ma allora, perché se il greggio sale l’adeguamento della benzina è sempre maggiore che se scende? Non è vero, sostengono fonti dell’Unione petrolifera: dal 1° agosto il greggio «di riferimento» è sceso del 21,8%, in Italia quello industriale (senza le tasse) della benzina del 23,7%. Nello stesso periodo il costo industriale medio sui mercati internazionali è diminuito di 14 centesimi, quello alla pompa in Italia di 16,7 centesimi. Il 31 luglio la benzina costava 1,387 euro al litro, a ottobre 1,220. All’Unione petrolifera hanno una mitragliatrice: spara cifre. Così viene ancora fuori che il prezzo industriale italiano della benzina il 1° agosto era di 0,592 euro, oggi di 0,453. Non solo, ma anche le cifre al rialzo dimostrerebbero che non ci sono speculazioni: nei primi dieci mesi del 2006 il prezzo medio del greggio è salito del 26,9% rispetto allo stesso periodo del 2005 (è salito infatti molto nella prima metà dell’anno ed è poi sceso da agosto in poi), quello industriale della benzina è rincarato in Italia del 16,4%, quello alla pompa del 17,3% anche per motivi fiscali. «Da inizio anno l’Italia è il Paese che ha aumentato di meno i prezzi», sostengono fonti dell’Up.
«Oggi il costo della benzina potrebbe essere più basso di un centesimo al litro - ribatte Pierre Orsoni, presidente di Telefono Blu - i petrolieri potrebbero ridurlo di più, invece non lo fanno. Gli automobilisti sono disarmati: è vero che i consumi quest’estate sono scesi, ma non è bastato. Così l’unica soluzione è quella che proponiamo: intervenire sulle accise quando il prezzo sale o scende».