Petrolio e dollaro aiutano i conti

Difesa e aerospazio

da Milano

Un respiro di sollievo per compagnie aeree, società aerospaziali e della difesa. Questa la conseguenza della ripresa del dollaro sull’euro, a quota 1,47, e di un prezzo del petrolio sui 113 dollari, inferiore a quella quota di 120 dollari che è una soglia critica per molte compagnie aeree. Sopra i 120 dollari sono infatti ben poche le aviolinee che possono continuare a produrre utili. Con il carburante che pesa per oltre il 50% dei costi operativi i modelli industriali non sono sostenibili. E questo a dispetto dei contratti di hedging (copertura del rischio) stipulati per proteggersi dal caro carburante e dal deprezzamento del dollaro. A sorridere sono anche le industrie aerospaziali, come il consorzio europeo Eads che ha costi in euro, ma vende in dollari. La società guidata da Louis Gallois si è difesa, in parte, con l'hedging dal dollaro debole e inoltre si sta «dollarizzando», con una globalizzazione produttiva, imponendo contratti in dollari ai fornitori e sta aumentando il prezzo dei prodotti. Ma il programma di riduzione dei costi «Power 8», che sembrava inadeguato perché ipotizzava un cambio a 1,45 ora diventa realistico e l'imminente «Power 8 +» potrebbe essere meno aggressivo.
Anche Finmeccanica (ieri più 0,88%) ha adottato soluzioni finanziarie e strategiche per rimanere competitiva con un dollaro debole: la crescita negli Usa, con l'acquisizione di Drs, ha anche questa valenza. Il rafforzamento del dollaro sull’euro consente alla società italiana di migliorare i margini ridotti all’osso di certi contratti internazionali e rende meno critico il rapporto con Boeing nei programmi aeronautici civili, 787 in primis, regolato da contratti in dollari, sia pure ridiscussi e protetti, fino a un certo punto, da hedging.